Vincent Coste si è fatto le ossa, come architetto, lavorando tra Venezia, Chicago, Rotterdam e Barcellona, prima di ritornare a St. Tropez, suo luogo d'origine, e di aprire uno studio. E proprio a St. Tropez gli è stato commissionato il restauro di questa villa degli anni Sessanta, un cubo piuttosto anonimo e con una copertura a terrazzo di cui, però, ha intuito subito le potenzialità, di poter essere, cioè, trasformato in un'architettura fatta di luce, di trasparenza e di semplicità, da vivere soprattutto in estate. Le sue dimensioni e le esigenze della committenza (una zona notte con tre camere da letto e relativi servizi), hanno fornito lo spunto per una ridefinizione ottimizzata degli spazi.
Svuotati gli interni di tutte le partizioni murarie, Coste ha tracciato le nuove linee di progetto. Il piano terra è diventato un unico, ampio open space destinato alla zona giorno, aprendo la facciata sul giardino con grandi vetrate scorrevoli. Il prospetto sud è stato dotato, invece, di una facciata brise soleil, costituita da moduli in legno listellare, per schermare i raggi solari estivi e apribili a ribalta in corrispondenza delle finestre.
Il volume della scala si dichiara, all'esterno, con la sua struttura
in pietra inserita tra le parti in legno e caratterizzata dai lunghi tagli di luce verticali. Quando cala la sera, la particolare illuminazione interna colorata e cangiante della scala realizza un suggestivo caleidoscopio attraverso le partiture del brise soleil. Convinto assertore di una necessaria coerenza tra architettura ed ambiente, tra costruito e natura, Vincent Coste non ha mancato l'obiettivo di un dialogo aperto non solo tra interni ed esterni, ma anche tra materiali classici e moderni. Un blend che, se da una parte implica l'uso del legno, della pietra e del vetro per ribadire l'adesione a canoni di integrabilità, dall'altro non esclude l'uso del cemento e dell'acciaio per dichiarare un'art de vivre contemporanea.
E in cemento lucidato sono i pavimenti di tutta la casa, che sconfinano anche sulla terrazza lunga come tutto il prospetto, quasi non ci fosse più un "dentro" e un "fuori", ma ambienti in un gioco di sguardi continuo, che rimanda all'esterno il progetto di interni. Perfino gli arredi esterni sono stati disegnati da Coste, per rispodere all'esigenza di organicità. Singolare la piscina, il cui perimetro triangolare si inserisce come un cuneo nel solarium di teck, a sua volta raccordato alla scala in cemento che sale alla terrazza.
Ancora materiali a confronto: il legno, il cemento, la pietra del muro che fa da sfondo, l'acciaio delle ringhiere, offrono la scena ad un giardino di essenze locali, volutamente rustico, in cui palme e cactus svettano come sculture. Al secondo livello, quello della zona notte, il lavoro dell'architetto è consistito soprattutto nell'adeguare gli spazi esistenti a quelli richiesti dalla committenza, replicando una ter-razza di lunghezza pari al prospetto, come al piano inferiore. Tre grandi aperture vetrate dichiarano,
in facciata, il numero delle camere da letto.
I rispettivi bagni sono stati concepiti come prototipi, di un metro di larghezza per tutta la lunghezza della camera: a separare i due ambienti, una lastra in cristallo satinato, che assicura la privacy e che è attraversata, ad altezza d'uomo, da una banda in vetro trasparente, per permettere a chi fa la doccia di non perdersi la vista su mare e colline. Strategica la scelta di posizionare i letti sulla parete in legno di zebrano opposta alla finestra, ancora una volta per privilegiare il panorama esterno.
Credits
di Sylvie Cardon
foto di Stephen Clement






