Ne è convinto Aurelio Galfetti, architetto di Lugano, il dialogo con il territorio non è nei materiali costruttivi o nel linguaggio architettonico, come stabilisce la legge, ma nel vuoto che sta tra i volumi abitati.
Così, quando ha messo mano al progetto della sua casa a Paros, nelle isole Cicladi, ha ideato spazi aperti e fluidi, sia interni che esterni, in rapporto diretto con il contesto ambientale, con la montagna, il mare, il vento, il percorso del sole, trasformando la dimensione umana dell'abitazione in dimensione pubblica, che ha a che fare con la terra e il cielo, con la geologia e il cosmo.
La villa è un edificio ad U ad angoli retti, chiuso verso la montagna e agorà verso il mare, tra i due corpi simmetrici e speculari dell'area padronale e della zona ospiti. Cinque moduli di uguali dimensioni da un lato e cinque dall'altro, in cui si alternano spazi abitati e spazi aperti, in una sequenza di pieni e di vuoti comunicanti con vetrate che, aperte, lasciano inquadrare la prospettiva in tutta la sua lunghezza.
L'architettura è semplice, ridotta a puro colore e materia: se, vista dalla montagna, la villa quasi non si rivela, con la sua struttura in pietra, nell'agorà centrale è il bianco accecante dei muri, il colore a farsi materia. Pochi, nei colori bianco o verde acido, di fattura quasi tecnica, leggeri e, soprattutto intercambiabili, gli arredi. Carrelli su ruote da spostare; tavoli uguali da unire o separare, a seconda del numero degli ospiti; sedute in metallo, plastica o plexiglass, per interni o esterni.
Non perdere il numero di luglio della rivista Case & Stili in edicola dal 25 giugno.
|