Giorgio Gamberini, ingegnere, 56 anni, è un esperto di metalli. Un curriculum di dirigente industriale applicato alla esportazione di macchinari; dieci anni tra un continente e l'altro (sempre in giro tra cinquantadue nazioni, specifica lui) e, da ultimo, la direzione generale in Foster, con base a Brescello, nella provincia piacentina che Gamberini, friulano, ha eletto a sua seconda patria. Poi, nel 2000, l'idea di cambiare.
"Avevo un curriculum troppo importante e perciò poco funzionale ai fini di una collocazione in azienda. Così ho pensato di avviare un'attività per mio conto. Ho creato un'azienda commerciale, supportata da un ufficio di progettazione, rivolta alla realizzazione di cucine". Nasce il marchio Steellart, con sede a Piacenza. Ma c'era bisogno di un'altra azienda di cucine? Giorgio Gamberini chiarisce: "Steellart non è una fabbrica di cucine. Noi non produciamo cucine. Noi progettiamo cucine, cucine su misura, di cui gestiamo e controlliamo la realizzazione, attraverso fornitori esterni, garantendo il montaggio". Strategia? "La strategia di Steellart è colpire un mercato di nicchia, come può essere, ad esempio, quello della realtà territoriale piacentina. Ci proponiamo ad un pubblico giovane ed evoluto, sui 35\40 anni, che magari compra una casa in centro storico, un appartamento medio di 80 metri quadri, che non costa meno di 500 mila euro, dove le cucine non misurano, spesso, più di 3x3 metri. E tuttavia, questa nicchia di clientela vuole una cucina bella, importante, tecnologica. Una fascia piuttosto alta di clientela che, nel nostro atelier, trova risposta alle proprie esigenze. Il nostro non è un luogo di vendita ma un luogo di confronto in cui scegliere top, blocchi cottura, banconi, tavoli, consolle, sgabelli, elettrodomestici, creando forme, contenitori, piani in acciaio, da abbinare al legno, al corten all’ekotek, al corian. La mia personale esperienza nei metalli consente di trovare soluzioni e lavorazioni sartoriali, subappaltando alle aziende della zona. La nostra funzione è di gestire il progetto, controllandone ogni fase, fino al montaggio. E devo dire che, in dieci anni non abbiamo mai avuto sorprese, proprio in virtù di una progettazione esecutiva talmente completa che non lascia spazio a possibili errori”.
E i costi? “Operando nel settore del “su misura”, è ovvio che si rivolga a noi un cliente che ha poco spazio a disposizione e quindi si tratta di cucine contenute, qualche volta anche meno di 10 metri quadri. La più cara che abbiamo realizzato costava 40 mila euro. Ma sono gli elettrodomestici che determinano il prezzo finale di una cucina. In ogni caso, è molto importante il contatto diretto con il cliente. Nel nostro showroom, c’è la giusta atmosfera: luci non aggressive, quadri alle pareti, perfino una stanza fumatori. Eh sì, dobbiamo anche gestire i mariti che si scocciano e vogliono fumarsi una sigaretta!”
La più grossa difficoltà? “I tempi, la crisi. L’acquisto d’impulso non si fa più, i soldi non si buttano via. Faccio un esempio: se, fino a tre anni fa vendevamo una sessantina di taglieri per lavello, con un prezzo tra i 50 e gli 80 euro, quest’anno ne abbiamo venduti solo tre. E’ scesa l’oggettistica. D’altro canto, però, circa il 90% dei preventivi che prepariamo si trasforma in contratto di fornitura. Una percentuale molto alta. Significa che alla crisi si risponde con la qualità. E anche con il buon nome, sintesi di serietà, di affidabilità. Clienti disposti a spendere ce ne sono, ma vogliono spendere bene. Vendere è un’arte difficile ma noi, nel 2010, abbiamo aumentato il nostro fatturato del 35%. Come? Trattiamo il cliente da re. Ne ascoltiamo le richieste, le esigenze. Forniamo il progetto in una settimana. Realizziamo qualsiasi cucina in trenta giorni. I nostri fornitori sono molto seri e la nostra è un’organizzazione dinamica ed attendibile”.
E l’arte, ingegner Gamberini? “Sono pittore e lo showroorm è anche una galleria d’arte, in cui espongo le mie opere. Le vendite? un successo quasi superiore alle cucine...”






