Palazzo Rao a Miggiano: ritrovato e rinnovato splendore
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Il Giorgione l’ha magistralmente ritratta in uno dei suo dipinti, nel corpo e nel viso di una donna affacciata da un parapetto, nella cui mano destra, tra il braccio ed il seno, giace un cartiglio con l'affine aforisma "col tempo". E’ la vecchiaia, simbolo del tempo che passa inesorabilmente e a cui nessuno può sottrarsi. Tranne l’opera d’arte, che fa del tempo il suo alleato più fedele. Perché l’opera d’arte è sempre contemporanea, a dispetto dell’età e degli uomini che, come sostiene il critico Vittorio Sgarbi, “sembrano contemporanei e invece sono già passati”.

L’opera d’arte può conoscere momenti di oscuramento, figli dei corsi e dei ricorsi dell’esistere, ma prima o poi, inevitabilmente e ciclicamente, torna viva, moderna, raggiante come una adolescente. Perché la sua vecchiezza non è bruttezza, ma è “altra bellezza”, resa ancora più splendente dal tempo che passa e, al contrario di una donna che invecchiando va perdendo la sua connotazione sensuale, dona ai monumenti fascino e pittoresca magnificenza, in una sorta di “sublimità parassitaria”. E così come l’effige della vecchia donna del Giorgione richiama la potenza del tempo, così, in questo parallelismo tra storia e bellezza, tra “vecchiaia” e modernità, tra tradizione e memoria, trova un suo preciso spazio un'altra meraviglia senza tempo, che, dopo decenni di oblio, torna ad acquisire la sua forza, il suo carisma, la sua eterna bellezza.

Si tratta di “Palazzo Rao”, antico laboratorio dello scienziato Diodato, professore di chimica della seconda metà dell’ottocento a Miggiano in provincia di Lecce, pezzo unico del patrimonio architettonico e culturale salentino e nazionale, capolavoro artistico dell’architetto Luca Fiocca, già autore del "Manuale di un seduttore”, un ironico saggio sull’estetica e le tecniche di approccio al genere femminile. Conciliando il rispetto dell'antico con il gusto per il moderno, l’acciaio con la pietra a vista, le antiche porte d'ulivo secolare con i divani coloratissimi, una piccola Jacuzzi tra piante tropicali con imbrici di centenaria memoria, Fiocca ha cancellato ineluttabilmente le rughe del tempo e il palazzo è diventato straordinariamente contemporaneo.

All'interno, una farmacia dell'epoca che conserva ancora una boiserie con una collezione di ampolle di Murano assieme agli strumenti del famoso farmacista, e una cappella di famiglia con decorazioni in oro zecchino, al tempo meta di pellegrini che da tutta Italia, facendo sosta a Miggiano, raggiungevano il santuario di Santa Maria di Leuca. Chiusa per qualche anno, oggi, a seguito di una emozionante inaugurazione alla presenza del grande critico d’arte Vittorio Sgarbi (“senza parole davanti a tanta magnificenza”), la Farmacia Rao è stata riaperta al pubblico, in attesa di diventare verosimilmente un Museo.

Il palazzo, impreziosito da arredi “che trascendono il tempo, lo spazio, le nazionalità, il genere e la professione”, è invece residenza privata dei coniugi Luca Fiocca e moglie, discendente dei Rao, farmacisti da sette generazioni. “Apriti Sesamo” è la scritta che campeggia sulla porta d’ingresso della camera da letto matrimoniale del palazzo, cui si arriva da un corridoio curvo rivestito in mosaico, il cui profilo ricorda i fianchi femminili, “in un percorso labirintico alla ricerca della parola magica capace di schiudere le più remote porte della fantasia”.

Pareti in pietra luminescente e ciottoli bianchi di Carrara completano il tutto, assieme a un murales Bisazza che ritrae Willy il Coyote e Beep Beep. Tadè, Meridiani, Albed, Gandia Blasco, Fish Design, Venini, Hermes, Baccarat, Alessi, Ivv, Versace, Taitù, Salvadori Arte, Bisazza, Jacuzzi, Cassina, Arclinea, Lema, DePadova e i parquet di Alberani Parketti: sono solo alcune delle aziende che hanno contribuito in modo determinante all'intervento di recupero, e che sono giustamente annoverate nell'olimpo dell'industria manifatturiera italiana e internazionale.

 

Capita così che un monumento avito occultato dall’oblio dei secoli torni a brillare come un diamante purissimo cui è stata restituita legittima lucentezza. Capita così che la figura di uno scienziato geniale, colpevole solo di essere troppo avanti nella comprensione della realtà, venga recuperata dai cassetti polverosi del Tempo e restituita alla fama e agli onori che merita. Capita così che un “vecchio” capolavoro dell’800 si trasformi in una straordinaria opera dell’arte “contemporanea”, in cui si fondono insieme passato e futuro, scienza e bellezza, tradizione e design.

 

Il Virtual Tour di Palazzo Rao

 

Credits

Testi: Annalisa Nastrini

Foto: Antonio Manzone




articolo del: 25/11/2010


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