La scatola magica è il centro storico di Lucca: capitale di un antico Ducato longobardo, poi Comune, poi Repubblica. Come una scatola è geometrico e delimitato. Una scatola all’interno della quale le automobili non possono entrare.
L’angelo della città, protegge a vista chi passa sulle vie lunghe e dritte. L’origine di Lucca, scatola magica, è romana e l’ortogonalità delle strade, ne è la traccia.
L’architetto Pietro Carlo Pellegrini ritiene che la “lucchesità” sia inevitabilmente legata al concetto di “scatola magica”. Un vincolo di carattere che entra nel gusto e nella personalità.
E’ in questo senso che il concetto di “scatola magica” può valere anche per una casa. Compostezza esteriore e, all’interno volontà di sorprendere.
Il progetto di una casa non può prescindere dal luogo in cui è collocata. Tanto più se il “luogo” è un centro storico in cui la storia espone le proprie sovrapposizioni e allo stesso tempo guarda avanti, senza rinnegare il proprio carattere che poi, è anche il carattere dei suoi cittadini.
Pietro Carlo Pellegrini è partito dal carattere della città quando ha cominciato a elaborare il progetto di ristrutturazione di uno degli edifici più prestigiosi di Lucca.
La necessità di trasformare gli spazi esistenti in residenza abitativa ha comportato l’elaborazione di un progetto che partisse dai fondamentali. Ridisegnare il sottotetto di un edificio storico, ubicato nel cuore più antico di una città chiusa e aperta, all’esterno composta, sorprendente all’interno: un obiettivo ambizioso.
Il tetto è diventato quindi la realizzazione plastica del dialogo tra la tradizione e la contemporaneità. La prima concretizzazione di una volontà chiara fin dall’inizio.
Una scelta innanzitutto concettuale, capace di fare di questo ampio spazio abitativo un luogo raccolto e diversificato. Praticamente una scatola morbida e pulita, un luogo neutro su cui, dopo, appoggiare gli arredi, mostrare e offuscare.
Un importante elemento di cui l’architetto Pellegrini ha dovuto occuparsi nei “fondamentali” del progetto era il pavimento. Come deve essere la base di un involucro astratto, di una scatola magica? Trasformare uno spazio esistente in una nuova destinazione implica un delicato gioco di equilibri tra l’inventare e il conservare. I vincoli però possono diventare ciò attorno a cui il gioco si esprime al meglio.
Le aperture imposte delle finestre catturano la luce della città. Le superfici la trattengono, la amplificano e la restituiscono. Non solo le superfici dell’involucro astratto: anche gli arredi e i loro materiali sono studiati per contribuire a questa moltiplicazione di luci, di ombre, di trasparenze.
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