Che cosa si richiede oggi ad una lampada da tavolo operativa? Innanzitutto che sia docile, alla mano; che segua a 360 gradi, i nostri desideri di movimento.
E a un lampadario? Che sia senza dubbio funzionale ma che sia anche accattivante restituendo ai nostri ambienti un tocco di novità e di eleganza ogni giorno che lo accendiamo. Oluce, a questo proposito, ci propone la sua nuova linea, all'insegna dell'innovazione dell'illuminazione nella propria casa.
Clarité, firmata da Gabriele Pezzini, è una lampada da terra dalla struttura metallica, impreziosita da una raffinata finitura nichelata. Molto particolare il diffusore di luce, realizzato in un raro vetro soffiato di Murano, scelto in una particolare tonalità grigio/beige, Clarité è la dimostrazione che il lusso deve essere declinato con "misura e garbo".
"Line parete" di Francesco Rota, sfrutta la particolarità del vetro pirex ovalizzato per proporre un'immagine essenziale. Minimale, ma non minima. Infatti le dimensioni generose, l'importanza del materiale, l'esistenza di due sorgenti che lavorano come wall-washer verso l'alto e verso il basso, fanno di "Line" un prodotto totalmente nuovo. Canna di vetro trasparente, intelligentemente schermata in corrispondenza delle fonti di luce, "Line parete" si propone di decorare con un segno del tutto originale i muri delle nostre case.
Per quanto riguarda il lampadario, Oluce ci propone un approccio totalmente nuovo nell'affrontare quasto tema: Antonia Astori e Nicola De Ponti firmano "Plateau" (nella foto), un lampadario composto da un vassoio di metacrilato trasparente, regolarmente forato, ospita globi di vetro opalino posizionati in modo casuale. I numerosi fili elettrici, elemento usualmente non considerato in chiave progettuale, salendo verso l'alto creano un'aerea scultura e partecipano quindi al disegno dell'insieme. Trattandosi inoltre di un sistema, può essere facilmente personalizzato dall'utente finale. Con "Plateau" il globo, da sempre elenco iconico del disegno della luce, trova una rinnovata vitalità e un'estetica inedita.
"Coroa" significa "Corona". Questo il nome scelto da Emmanuel Babled per il suo grande lampadario: Una corona ad indicare la sacralità, l'importanza, il rito legato all'uso del lampadario. Ma capace anche di dissacrare il tutto, evitando le simmetrie, lavorando sulla variazione percettiva, sulla sorpresa. Creando una suggestione di movimento rotatorio. Anello doppio di lastre di metacrilato specchiato o di lamiera laccata a fuoco. Per apprezzarla appieno, come usualmente avviene per le sculture, a girarle intorno, per cercare di carpire il suo segreto, lo invita a traguardare dal basso la magia delle lastre che coprono e rivelano contemporaneamente.






