Mario Ceroli: scultore 'per caso' e architetto per passione
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Mario Ceroli, scultore di fama internazionale, ha scovato un angolo di natura a ridosso della metropoli capitolina, dove ha reinventato architettonicamente quella che oggi è la sua abitazione.
Un universo di forme e colori diversi che si esprimono in un'unica parola: arte. In una casa laboratorio alle porte di Roma, conosciamo chi ha fatto del materiale primario l'oggetto del suo lavoro: il legno. E' in questo spazio di oltre 3000 mq che l'artista vive da anni. La natura accoglie le opere di Ceroli; il suo parco offre loro una solenne collocazione. La storia dell'acquisto di questa proprietà è singolare quanto le opere che qui sono nate; singolare, come l'arte raccontata da Mario Ceroli. In questa intervista realizzata da Erica Tuccino, abbiamo occasione di scoprire da vicino la storia e il pensiero dell'artista.
Erica: Incontriamo il prof. Mario Ceroli che ci accoglie. Questo è uno dei padiglioni di cui è composta la sua abitazione. Di quanti corpi è composta?
Ceroli: questa è nata per esigenza del lavoro, perché non potevo fare questo stando in centro. Perché prima di arrivare qui, stavo in via Gregoriana, della Stelletta, Regina Caeli, e poi sono arrivato qui per caso... perché sapevo che dalla Cassia, alla via del mare, la zona mi piaceva...
E: Che cosa aveva questa zona per attirarla in questo modo?
C: E' la zona più libera, ha più paesaggio, non è come dall'altra parte del raccordo dove è massacrata di palazzi. Io ho lavorato a Tor Bella Monaca, dove ho fatto una chiesa. E' un quartiere violentato dall'architettura popolare, che non è come quella che si faceva dopo la guerra, il Quarticciolo, che era fantastica. Oggi l'architettura che si fa, quella popolare, è davvero imbarazzante.
E: Lei si trova a suo agio a parlare di architettura perchè Ceroli non è solo scultore, ma si è dedicato anche a Chiese e piazze.
C: Ho fatto proprio chiese, a Porto Rotondo. Io non sono architetto, ma la piazza e la Chiesa di Porto Rotondo l'ho fatta io. Nel teatro di Porto Rotondo c'è un'acustica pazzesca, che sarà venuta per caso, però ho visto come sono stati fatti i teatri romani. Me ne sono sempre occupato, mi è sempre piaciuto. Diceva Goethe che copiare non è un problema, bisogna saper copiare. Nessuno di noi ha mai inventato nulla, già è stato fatto tutto, ci sono persino i missili nelle grotte etrusche. Non inventiamo niente.
E: Bisogna saper copiare quindi...
C: sì, perché non è un problema.
E: Che cosa significa per un artista come lei essere così versatile. E sapersi destreggiare in piùsettori dell'arte?
C: Ma non è non è il fatto di essere versatile. Cioè: Io faccio questo mestiere, mi diverto come esteta, mi piace il bello. Poi io trovo che la cultura. Guardi, io sono tifoso del gioco del pallone, mi piace molto però non mi piace quello che ruota attorno al pallone, perché il futuro delle nuove generazioni è la cultura, non è il pallone. E' fuori misura quello che accade.
E: Parlava della cultura, e in queste stanze si respira davvero tanta cultura.
C: Non so se si respira tanta cultura. Io faccio questo mestiere, amo tanto questo mestiere. Io spero di riuscire a divertirmi, non è che c'è il pathos dell'artista, non è vero che l'artista deve soffrire. Voglio dire: le cose serie durano pochissimo, tutto il resto deve essere un momento magico di preparazione a questa cosa, perché la vita è incredibile, fantastica, ogni mattina io mi comporto come un bambino; mi alzo per lavorare, ma io ho una grande fortuna, ho un privilegio, che faccio un mestiere pazzesco e incredibile, perchè ogni mattina comincio a giocare, e quindi non posso stare qui a predicare adesso a lei la cultura, ma dove? Questo è un lavoro, un mestiere, e ho rispetto del mio mestiere, devo investire nel mio mestiere, e questo ti insegna molto, perchè altrimenti non mi sarei potuto occupare di architettura e non avrei potuto fare una chiesa.
E: Parliamo di materiali. Uno dei suoi materiali preferiti è il legno.
C: Quello è l'amore. Vede anche l'amore. Amare anche il lavoro e amare con che cosa lo si fa questo lavoro. Il legno è stato un amore pazzesco, ha una sensualità il legno incredibile, è un educatore, è stato un educatore per me, ma questo ha dato la possibilità di andare a conoscere altro, come le pietre, i sassi, le terre colorate. E' molto strano, si diventa come un arrotino, è come affilare i propri strumenti, mettere il cervello e farlo funzionare in un amaniera diversa.
E: Il legno però è anche un materiale che subisce l'azione del tempo.
C: E' quello che dura più di tutti! Lei sa che a Pompei, hanno fatto le travi in cemento ma le hanno dovute sostituire con quelle in legno, che sono più elastiche in caso di terremoti. Se c'è un incendio, il legno non va a fuoco. Se io dovessi dare fuoco a tutto questo, ci vorrebbe il gasolio, ma il cuore del legno lei non riuescebbe mai a bruciarlo.
E: I suoi esordi maestro.
C: Io non sono romano. Quando sono venuto a Roma, perché prima abitavo con la nonna. Quando sono venuto a Roma io dovevo fare il perito elettrotecnico, perchè la mia era una famiglia povera. Quando mia madre è andata ad iscrivermi a scuola, ha sbagliato piano. E' entrata e mi ha iscritto aell'istituto d'arte, e quindi faccio questo mestiere per sbaglio.
E: Questo è uno scoop!
C: Ma è così, dopo 3 anni loro si sono accorti che io non facevo il perito elettrotecnico. Ma è divertente la storia. Perché subito dopo la guerra, si facevano queste case abusive, le costruivano la notte e poi il giorno ci stavi dentro e non ti potevano buttare fuori. Io venivo da una famiglia povera. Allora, finita la casa, bisognava fare l'impianto elettrico, e dissero: "Lo fa Mario". E' curioso, sembra che l'abbia inventata.
E: Ma sarebbe un genio!
C: Ma è così, è molto strano, ma faccio questo mestiere davvero per caso. Sono quelle cose che ti accadono nella vita, però io posso dire una cosa e consigliare: bisogna investire su di sé: non ti cade nulla dal cielo, nessuno ti regala niente. E poi bisogna crederci. Io abito qui da 37 anni, ma non ho mai pensato di avere una cosa così. Tutti questi alberi che ci sono li ho piantati io e mi sono divertito!
E: I suoi primi lavori sono le sagome, vero?
C: I miei primi lavori di legno sono dei tronchi presi dal Lungotevere dei Mellini. Così è cominciata la storia. Poi ho scoperto che la possibilità per fare le cose di legno era la tavola.
E: Qual è stato il suo percorso artistico nell'utilizzo di materiali, forme, la sua evoluzione artistica?
C: Il legno è stata una scusa importantissima, ma è stata una scelta importante, ha suggerito anche le altre cose. Nel '69 feci un film, eravamo a Verona, mi sono molto divertito. Dovevo realizzare una palla. Non volevo ricorrere al tornio, e ho fatto con le tavole, ho diviso in 4 un cerchio, e poi ho messo le ossature, ed è venuta fuori la palla. Insomma il legno è una cosa fantastica e mi ha suggerito anche la costruzione di oggetti.
E: Il legno ha suggerito anche la costruzione di molti oggetti presenti a casa sua. Che differenza c'è tra farseli da soli e farseli scegliere da un designer?
C: Prima non c'era il problema del designer.
E: Gli oggetti che disegna quindi ricercano la destinazione d'uso, non il bello artistico.
C: Se faccio una lampada o un camino in casa, è un'interpretazione degli oggetti.
E: Le opere d'arte per chi le fa?
C: Sono fatte per tutti. Spero di riuscire a fare una fondazione per la comunità. Se non mi riesce di fare la fondazione, io lo voglio bruciare per non lasciare nulla agli eredi. Io credo che la cultura deve essere per tutti, perché è l'unica cosa che rimane e siccome quello che c'è qui non è poco. Ci sono circa 900 lavori tra grandi e piccoli.
E: La sua è una carriera lunga 50 anni. Com'è cambiato il modo di fare e di pecepire l'arte?
C: Con l'avvento del mercato americano, negli anni 60. Nel nostro paese c'è stata Roma che ha fatto, con un gruppo di ragazzi, un lavoro incredibile poi però le cose si sono perse per strada, siamo andati in America da emigranti. Quello che succede nel mondo dell'arte: Se non hai un riscontro in Europa non conti nulla. Oggi nell'arte c'è grande crisi, perché non si sa che cosa fare. I collezionisti risentono artisti e collezionisti. Credo che non si divertono più. Lei pensa che uno che chi soffre si diverte? Per fare una cosa bella non puoi soffrire, devi essere pazzo di gioia, no?
E: L'arte è fatta per essere guardata.
C. Il giorno del mio compleanno è rito che io venga qui a passare del tempo con le mie opere, e mi domando quando le ho fatte. Io, a camminare in mezzo a tutte queste cose. Le dico, quando mi accade, è una grande sensazione.
E: Parliamo di casa, come ha trovato questi spazi?
C: Questo l'ho preso in affitto per 10 anni, però dopo due anni ho chiesto alla proprietaria di comprarlo.
E: Come ha trasformato questi spazi per adattarli al suo lavoro?
C: Adesso vorrei ancora trasformarli! Adesso c'è un po'di caos ma lo sa lei che io passo la cera qui? E' una grande passione.
E: E' anche un Mario Ceroli più domestico quello che sta rivelando adesso.
C: Sa, nella vita credo di essere una persona normale, questo lavoro mi diverte ancora. Nella vita, mai dire: "Io ho coraggio". Non serve dirlo. Se lei vuole fare, lo fa.
E: Scopro una persona non legata alle opere d'arte in quanto oggetti.
C: Io credo che ognuno di noi. Ognuno di noi, prima di andarsene, deve lasciare qualcosa. Anche una mollica, ma la deve lasciare.
E: E lei cosa vuole lasciare?
C: Questo, tutto. Ma deve essere per tutti, non un'abbuffata per pochi.
E: Cos'è l'arte per Mario Ceroli?
C: L'arte è un grande privilegio. E' la magia. Io mi ricordo da bambino, è passato uno ed ha fatto così. E me ne sono accorto.
Per scoprire la casa di Mario Ceroli non perdere l'appuntamento settimanale con A regola d'arte, lunedì 13 luglio alle 22 su Leonardo.


articolo del: 08/07/2009


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