Giocare. Con le parole. Con gli oggetti. Sovrapporre. Incrociare significati e significanti. Suggerire, provocare domande, rincorrere pensieri oltre il tangibile. Per cambiare il punto di vista. Per essere incorreggibilmente creativi destrutturando le strutture.
Perchè una forchetta diventa un quadro e la mappa di New York il piano di un tavolo, dove poggiare la più classica delle tazzine da caffè, in porcellana finissima con bordo oro. Solo un gioco o un messaggio? Tutte le ipotesi restano aperte in questo appartamento in rue Monceau, a Parigi. Appassionata di interior decor fin dall'infanzia, spinta dalla famiglia a studi di medicina, la proprietaria, Elisabeth, d'origine genovese, ha deciso, ad un certo punto, di mettere a frutto la sua antica passione, cominciando dalla sua casa e modellandola secondo il proprio estro.
Immaginifica e creativa, Elisabeth sperimenta nuovi linguaggi d'arredo e crea addirittura un marchio, ChateauShop, lanciandolo, con successo, sul mercato. All'ombra della torre Eiffel, in ambienti cromaticamente impostati sul contrasto tra il bianco e nero, ma senza per questo risultare freddi, passato e presente convivono in armonia, storia di famiglia e storia in generale, argenti e libri antichi con il televisore a schermo piatto; ritratti di re e imperatori su divani essenziali, in pelle bianca.
Un'eleganza che non si prende sul serio e tuttavia mai dissacrante. Nemmeno quando sono i versi di Musset o de Vigny a scorrere sulla sopracoperta del letto o partiture musicali sulle ante in vetro acidato dell'armadio. Nella sala da pranzo, le sedie con l'indicazione delle diverse capitali del mondo sono un chiaro invito ad andare oltre il proprio confine, a non fissare limiti alla libertà di stile.
Una libertà ironicamente coniugata nei sottogradi della scala, con il verbo monter (salire). In cucina, perfettamente attrezzata per i banchetti della famiglia, con quattro figli e sette nipoti, ancora versi e proverbi sulle pareti e sul pavimento, con il volto severo di Enrico IV tra pentole e coperchi. In bagno, invece, è un enigmatico volto di Apollo, realizzato in mosaico di Bisazza, ad ammonire chi entra nella doccia, sgranato come una foto troppo ingrandita, di cui si legge ogni pixel.
Citazioni classiche anche sul terrazzo, che fa il verso ai monumentali giardini delle dimore nobiliari di un tempo, abbelliti da statue e mezzibusti. Qui, fra i tetti di Parigi, il parterre si sviluppa in verticale, con i piccoli vasi in terracotta appesi senza ordine alle pareti, con i ciuffi delle piante che sembrano nascere spontaneamente dal muro.
Foto di: Antoine Baralhé/Inside/Speranza/Olycom






