Wicky Hassan, titolare dei marchi di abbigliamento Miss Sixty ed Energie, pret-à-porter giovane con cui ha invaso il mondo, è una persona riservata. Affascinato dalla magia della vecchia Roma, acquista tre appartamenti all'attico e superattico di un antico palazzo che domina la città. Li unisce e li ristruttura, rivolgendosi agli architetti Raniero Botti e Gianfranco Mangiarotti, tra i massimi esperti del design contemporaneo.
Prende vita un loft con ambienti algidi ed essenziali, pareti candide, pavimenti in acero sbiancato, pannelli in vetro sabbiato, porte che raggiungono il soffitto per nascondere una sofisticata e ingegnosa tecnologia. Un lusso ben celato, come il migliaio circa di faretti a soffitto, dotati di accensione differenziata, gli oltre sette chilometri di fili elettrici invisibili, gli altoparlanti telecomandati che diffondono la musica in tutta la casa e, per finire, l'impianto di riscaldamento a pannelli radianti sotto il pavimento.
Tele di Ursula Franco, Abdul Mjad, Mark Kostaby, valorizzate dall'illuminazione high-tech di iGuzzini, accolgono l'ospite nell'ingresso-galleria, mentre un'istallazione realizzata a quattro mani da Andy Warhol e Keith Harring e un multiplo di Marilyn Monroe, di Warhol, decorano l'home theatre e l'accogliente salotto. Qui, divani, poltrone e pouf in pelle bianca, illuminati dal basso per un maggior senso di leggerezza, godono, attraverso il vetro di un camino, della superba vista su Trinità dei Monti.
Costretto per lavoro a trascorrere le giornate tra colori, chiasso e movimento, Hassan desidera essere accolto, al rientro a casa, da ambienti essenziali e rilassanti. Per questo gli spazi sono ampi, immacolati, ideali anche per valorizzare l'importante collezione di arte contemporanea, passione da cui trae ispirazione per disegnare la sua moda.
Nello studio, in cui Hassan tiene sempre accese tre TV al plasma, due voluminosi tavoli sono abbinati a poltrone Egg di Arne Jacobsen, ricoperte in panno verde e velluto mimetico, mentre tre vani, realizzati con pannelli di vetro sabbiato, servono per raccogliere libri e illuminare l'ingresso.
Una porta in vetro, decorata con la scritta Food, lo collega alla sala da pranzo, con tavolo ovale anni '50 in marmo bianco, come le sedie di Knoll, e vivaci tele di Burton Morris e Mark Kostaby alle pareti.
Un pannello in vetro a cristalli liquidi, che da trasparente si fa all'occorrenza opaco, separa l'area living dalla cucina, in acciaio e alluminio, di Boffi. In camera da letto, Hassan affianca mobili in palissandro al frigo-bar, alla chaise longue di Charles Eames, alle tele di Ray Richardson e ad un lume anni '50 con Batman. Un walking closet a tre piani divide giubbotti, felpe, t-shirt e 150 paia di jeans.
Nel lussuoso bagno in marmo, la doccia è provvista di seduta ergonomica, per fare l'hammam. Sulla Jacuzzi, decorata in mosaico pentelico, uno specchio cela l'ennesimo televisore, estrema concessione a una mania, quella di nascondere la tecnologia, che costringe gli architetti a far sparire interruttori in asole scavate nel marmo. Una splendida terrazza su due piani, concepita da Hassan come il ponte di una nave, ricoperta in doghe di teak e arredata con dormeuse di Tokuji Yoshioka e mobili mimetizzati da bosso verde di Patrizia Pozzi, consente al padrone di casa di dominare la Città Eterna e di subirne l'irresistibile fascino.
Foto di G. Franchellucci e M. Paolini






