Quasi un albergo
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Quasi un albergo


Il mio sogno era trovare una casa per le vacanze molto confortevole, in cui poter ospitare amici e parenti. La cercavo nell’Alta Engadina, dove ci sono scenari sorprendenti”. Jorgen Bodum, dello storico brand danese di design di complementi per la tavola, dal 1979 ha trasferito in Svizzera la sua azienda ma solo dopo una lunga ed impegnativa ricerca è riuscito a trovare il “pezzo” giusto da abitare, un maso del XIV secolo. “All’inizio non ne ero esattamente entusiasta: la proprietà si trovava verso nord, proprio all’opposto della località che avevo in mente”, ma l’antica fattoria con la carpenteria in legno originale era delle dimensioni desiderate e Bodum la compra, incaricando un architetto di Hong Kong, Ronnie Yue, di avviare i lavori di ristrutturazione dell’edificio e dei suoi annessi, risalenti al 1350. Nel piccolo villaggio ad una decina di chilometri da St. Moritz, abitato da circa un centinaio di persone che ancora parlano la lingua romanza, i lavori dei “nuovi arrivati” sono stati inizialmente guardati con sospetto.

In Svizzera, le leggi che regolano gli interventi su edifici storici sono molte e complesse e, se da un lato mirano a preservare il patrimonio storico edilizio, dall’altro pongono tutta una serie di ostacoli a chi si accinge a ristrutturare e personalizzare una dimora sotto tutela dei beni culturali. Una situazione che il precedente proprietario dell’immobile, Giorgio Armani, aveva ben sperimentato, ritirandosi, dopo due anni, dall’impresa. Creare un’unità stilistica e funzionale è stato, quindi, il primo obiettivo di Bodum.

Esternamente, l’edificio ha mantenuto le sue caratteristiche, con le facciate abbellite dai tipici decori engadinesi restaurati; all’interno, gli ambienti sono semplici ed essenziali, scanditi dal ritmo delle carpenterie e delle boiserie originali in legno. “Qualcosa di simile ad un albergo”, così Bodum definisce la sua casa, 1.200 metri quadri con dodici stanze, ognuna con il proprio bagno e dotata di televisione ed internet, tutte arredate con identici mobili, letti, sedie e scrivanie firmate da Vico Magistretti e Achille Castiglioni, apprezzati per le loro linee semplici e pratiche. La vecchia cantina con i soffitti a volta è stata trasformata in una sala hobby, in cui giocare a biliardo, fare una sauna, guardare un film.

Un intervento, per trasformarla allo stato attuale, durato ben sei mesi, che ha previsto la bonifica del luogo, un tempo adibito a deposito di raccolta del letame da utilizzare nell’attività agricola, nel corso del quale, rimuovendo il pavimento, si è accertato, con grande sorpresa, che non esistevano fondazioni. Una complicazione certamente non prevista, che ha comportato lavori strutturali aggiuntivi. Originale il reimpiego delle doghe di legno che costituivano il vecchio fienile: recuperate e trattate, abbelliscono oggi la facciata, fungendo da brise soleil alle grandi vetrate, sorta di enormi persiane che regolano l’illuminazione naturale e proteggono la privacy degli interni, semplicemente spingendo il bottone che le comanda elettricamente. Proprio quello che in origine era il fienile è ora una luminosa e funzionale zona giorno, area cucina e pranzo, i cui protagonisti restano i due grandi blocchi operativi e il lungo tavolo, che può ospitare fino a ventiquattro persone, composto da sei tavoli distinti, da accostare o separare a seconda delle necessità. Evidente la passione per il design classico del padrone di casa: i tavoli in rovere naturale sono il modello Beyle di De Padova, disegnati da Vico Magistretti; le sedie Cab, in cuoio naturale, di Cassina, portano la firma di Mario Bellini; i lampadari a sospensione sono l’intramontabile PH Artichoke, disegnato nel 1958 da Poul Henningsen per Louis Poulsen.

Bodum ha personalmente disegnato anche una serie di stoviglie esclusive per la sua casa: dalla caraffa per l’acqua ai cucchiaini colorati, ogni elemento in dotazione alla cucina è firmato Bodum. Realizzata su misura da un’azienda del luogo, la cucina è equipaggiata con elettrodomestici Gaggenau ed è in diretta comunicazione con la zona pranzo, da cui resta separata soltanto dal bancone snack, servito dagli sgabelli in legno di betulla curvato, disegnati da Alvar Aalto per Artek tra il 1933 e il 1935. Sfruttando la notevole altezza del soffitto, è stato creato un soppalco con travi di quercia, che affaccia, delimitato da un parapetto in cristallo trasparente, sulla zona pranzo. Si tratta di una luminosa galleria, con una moquette in fibra di sisal a pavimento, che ospita la zona lettura, arredata con la libreria sospesa della collezione 606 USS, disegnata da Dieter Rams e prodotta da De Padova, stesso marchio dei tavolini abbinati alle sedute in pelle e disegnati da Vico Magistretti.

A ritmare i volumi sono gli scenografici soffitti con travi a vista, i pavimenti in pietra scabra locale, nella zona giorno, o in legno di quercia, nella zona notte e, ancora, le porte in legno di recupero o la scala a sbalzo che sale al piano superiore. Materiali antichi ed essenziali per interni senza fronzoli, improntati ad un minimalismo funzionale che prevede anche un ascensore per collegare i piani. Niente di più che il meglio anche nei bagni, con le modernissime rubinetterie dello studio Sieger Design per Dornbracht e i sanitari disegnati da Philippe Starck per Duravit su un pavimento in lastre di granito italiano, sotto il quale si celano i pannelli radianti del riscaldamento. Al centro, quasi monumento al relax, la vasca ovale ad isola con idromassaggio, design di Philippe Starck per Duravit.

 

Credits

di Gilda Cortellesi

foto di Christian Schaulin / ag. Bhotofoyer




articolo del: 14/02/2011


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