In un quartiere residenziale di Milano, l’architetto Marco Fabrizio Corti ha ristrutturato un attico, circondato da terrazze su tre dei suoi quattro lati, secondo una logica distributiva che ha privilegiato la zona giorno e, quindi, il concetto di intrattenimento e convivialità. Su 160 metri quadri, l’appartamento si articola nei tre nuclei ben definiti del living, della cucina e della zona notte. Puntando ad uno sviluppo in pianta a T, per collegare, non solo visivamente, la componente orizzontale, rappresentata dai due salotti speculari, a quella verticale, costituita dal blocco cucina/servizio, l’architetto ha destinato a zona notte il modulo alle spalle dell’ingresso, realizzando un ambiente giorno omogeneo, in cui le interazioni sono immediate.
Dall’ingresso, infatti, lo sguardo abbraccia il doppio soggiorno, su cui si apre lo sfondo della cucina e della zona pranzo, inquadrata dalla porta scorrevole nella libreria a parete, secondo un concetto di viste prospettiche regolate da un sistema di simmetrie. Ed è proprio la grande libreria bianca, l’unico frame di delimitazione del living open space, strutturato con pezzi di design di Tecno, ABV, Cappellini, Nube, Penta, Le finestre, a tutt’altezza, definiscono una geometria contrassegnata dalle terrazze, in sequenza sui due lati maggiori della pianta. Gli interni trovano carattere nella semplicità delle soluzioni e nell’uniformità visiva: un senso di intimità accentuato dall’arredamento in colori sobri e naturali, che la moquette rosa cipria accoglie con discrezione.
Toni di viola e di grigio, audacemente accostati ad un tappeto rosso tailandese, di fattura artigiana, in uno dei soggiorni, reso quasi surreale dai grandi quadri di divinità orientali; sfumature di beige e di bianco nel secondo soggiorno, dove il medesimo tappeto tailandese è presentato in bianco, per collegarsi alla grande libreria realizzata su misura. I divani sono versioni dello stesso modello Zar, dell’azienda comasca Nube, per la quale l’architetto Corti ha disegnato con il marchio Kemistry of Style. Della stessa azienda, molti degli elementi d’arredo, dai coffee table dei salotti alle poltroncine, fino alla credenza in ebano. Nella zona pranzo, tra pareti trattate a pittura marrone, un semplice tavolo di cristallo, con base in acciaio, è servito dalle due poltroncine capitonné Sir, disegnate da Carlo Colombo per Nube. Ambiente unico con la cucina, l’area pranzo è delimitata dal blocco operativo a penisola che ospita il piano cottura, con cappa sospesa.
A connotare il sottile fascino della semplicità che pervade ogni ambiente, contribuiscono elementi e dettagli di provenienza cinese e balinese. Così, se all’ingresso il piccolo mobile d’epoca coloniale è accostato al grande quadro con ideogrammi, nel salotto viola sono ancora i quadri a fare atmosfera tra gli elementi d’arredo improntati ad un innovativo design. In camera da letto, i tagli sono netti e precisi, i colori intensi e maschili, ammorbiditi dai quadri e dai materiali di rivestimento, la pelle, in questo caso, in un deciso verde bottiglia, quasi nello stesso tono delle pareti, lavorata nella versione capitonné della grande testiera, replicata nella cornice dell’imponente specchio e nell’imbottitura della panca.
Anche qui, inevitabile il richiamo alla cultura orientale, con le stampe giapponesi. Sia la zona notte, en suite con il bagno, che il bagno di cortesia ritagliano spazi molto intimi, non immediatamente percepibili nell’economia planimetrica, quasi invisibili nel loro collegamento solo concettuale con gli altri ambienti della casa. Un obiettivo progettuale che l’architetto ha perseguito fino in fondo, quello di tenere ben distinte le aree riservate alla privacy e quelle destinate alla socialità, mantenendo, per ciascuna, un’uguale coerenza stilistica: la stessa, informale semplicità di una casa funzionale e, al tempo stesso, emozionale.






