L'architetto Luciano Nencioni ha curato il restauro completo di una delle famose torri di San Gimignano, regalando ad essa una nuova primavera.
Sono stati necessari interventi sostanziali per rendere di nuovo la torre una struttura agibile.
L'architetto ha voluto mantenere la pianta libera dell'interno, scegliendo perciò di non alterare la struttura storica dell'edificio.
Dopo aver seguito le ragioni storiche del passaggio della torre da elemento di difesa a struttura abitativa, e dopo aver seguito i vari step dell'impegnativo restauro esterno di questo palazzo-torre, arriviamo a definire i momenti salienti del suo recupero interno; quello che l'ha portato ad essere oggi la stupenda dimora che stiamo vedendo.
La caratteristica del lavoro di Luciano Nencioni infatti, è proprio quella di usare, per il restauro di questi beni artistici, materiali realizzati secondo le tecniche originali; percui avremo mattoni, malte e travi che, se non sono di recupero, avranno comunque la stessa composizione chimica di quelli medievali.
L'importanza di recuperare l'antica facciata, o di ricostruirla laddove era crollata, ha permesso un lavoro di grande importanza culturale: ha restituito alla città e ai suoi visitatori, una delle famose 72 torri, così come si presentava nel XIII secolo.
Guardandola così da vicino, ci si può rendere conto del perché della scelta di ristrutturare la trave originale in loco, piuttosto che smontarla o sostituirla con un'altra più nuova e sicura.
Le sue dimensioni sono talmente enormi da renderne impossibile il trasporto. Il rafforzamento della trave originale è stata perciò la saggia soluzione a questo problema.
Per questo motivo, i vari "contenuti" che sono stati inseriti, hanno lo scopo di completare una compagine che resta l'elemento più importante del progetto. Concepiti secondo la tecnica degli uguali e degli opposti, gli elementi interni vanno ad integrarsi perfettamente con la struttura, oppure a staccarsi fortemente da essa, mettendola perciò comunque in evidenza.
La grande altezza, unitamente alla scelta di mantenere sostanzialmente invariata l'apertura degli ambienti, ha reso possibile la creazione di una struttura che si presenta come contemporanea, pur avendo rispettato l'iter costruttivo e la mappatura originale degli spazi.
Gli unici muri divisori presenti, sono stati alzati perciò per chiudere gli ambienti privati per definizione. Dopo aver finito il restauro della parte strutturale dell'edificio, e risolto il problema della ripartizione degli spazi, l'architetto Nencioni ha dovuto affrontare una sfida per quanto possibile ancora più ardua: quella di individuare i pezzi d'arredo da inserire in questo involucro così prestigioso.
Le porte quindi, sono una sorta di filtro, un elemento di raccordo tra il corpo storico dell'edificio e la sua interpretazione d'interni moderna.
Anche se questo ambiente ha una metratura discreta, le ardite scelte d'arredo contribuiscono a dargli una grande personalità.
Famosi pezzi di design, come le Ghost di Philippe Stark, giustapposte ad elementi d'arredo della tradizione. Passato e futuro convivono armoniosamente.
Allestito con pezzi diversi tra loro per linea, colori e tessuti, la zona relax del salotto è una mostra di bellezza equilibrata e coinvolgente.
Ibridamene composta per arredi scelti e funzione assegnatale, la zona del soppalco è concepita per accogliere la vita che si svolge di giorno, e quella che preferisce respirare di notte.
Allo spazio lettura infatti, è associata la possibilità di trattenersi e concludere la propria giornata a pochi metri dalle poltrone.
Nencioni ha scelto così di frammentare la funzionalità dello specchio; un numero maggiore di elementi di dimensioni più piccole, in ognuna delle quali poter specchiare una parte del viso.






