Nel Nord del Chianti, dove la lirica campagna fiorentina assume quasi una sembianza montana, sulle colline a sud di Firenze, immersa nel Parco nazionale di Fontesanta si trova Casa Gamberaia, antica casa contadina, così chiamata per la presenza in passato dei gamberi lacustri nel vicino lago.
Antico snodo della via Maremmana, grazie all'abbondanza d'acqua, questo luogo è stato sin dall'epoca etrusca una tappa di passaggio per i pastori e le loro greggi. Campagna e natura selvaggia: è qui che una ex indossatrice di origine piemontese, dopo aver vissuto in diverse città europee e mondiali si è trasferita nel 2004 insieme a suo marito e ai loro cinque bulldog.
L'amore per i suoi bulldog; la passione per la campagna e per le sue tradizioni. Sono questi i motivi di una ricerca lunga due anni che ha portato la proprietaria a scegliere questa tipica struttura rurale. Un rapporto quasi ancestrale con il territorio della campagna fiorentina che l'ha portata via da Marbella, Montecarlo, New York, Milano, Firenze: stanca della città ha espresso la sua fuga attraverso la sua passione per la cultura contadina rappresentata dalla pietra.
Una casa che l'ha subito colpita perché trasudava storia e perché corrispondeva alle sue esigenze ma che ha avuto bisogno di un sensibile restauro. Un'opera di recupero dell'antica casa Gamberaia che ha visto protagonista, quindi, il gusto francese provenzale dell'architetto Antonio Lionetti.
Il salotto di Casa Gamberaia è forse l'ambiente che più richiama l'atmosfera che l'architetto ha voluto ricreare.
Domina su tutti il grande camino, dalla forma allungata, coevo dell'abitazione e che restituisce il senso di ricovero per i viandanti che questa casa ha rappresentato durante i secoli.
I due divani sono stati progettati per essere semplici, adatti all'uso quotidiano. La stoffa avorio doveva aiutare l'architetto insieme alle tende di garza e al colore delle pareti a schiarire e addolcire questa stanza, un luogo di conversazione e di relax dominato dalla crudezza della pietra.
Sulla parete di fondo la grande natura morta è circondata da due colonne in legno laccato con lo sfondo della pietra. Insieme all'altro quadro del salone, fa parte di quegli oggetti di famiglia che l'architetto Lionetti ha dovuto amalgamare con oggetti di gusto provenzale restituendo un'omogeneità di fondo agli ambienti.
La corte interna è uno spazio identificativo di villa Gamberaia con la sua pietra a vista; era il luogo in cui i viandanti della via maremmana venivano accolti per rifocillarsi durante le tappe del loro cammino.
Una antica pietra con incisione in latino ci ricorda l'antichità della villa. Ad ogni modo anche in questo ambiente ritorna l'abbondante uso di composizioni floreali.
Ritratti di famiglia con cornice ovale, le piante aromatiche di casa Azzi, ricordi di viaggio, elefanti dei primi del 900: il motivo dominante è proprio questo, il melange tra oggetti tramandati e cose nuove con una nota generale di carattere provenzale, il cui scopo è quello di rendere meno severa la struttura originale.
La voluta delle scale è riempita con la amata aspidistra inserita in un vecchio portavasi in cemento.
Mentre sulla parete di pietra si trova una bellissima coppia di poltrone di epoca Luigi sedici, della fine dell'800, e un tavolino francese in ciliegio.
Una pietra spanciata che ha appassionato la proprietaria
sin dal momento dell'acquisto tanto da farne un elemento d'arredo.
La cucina è stata costruita in muratura con vecchie piastrelle recuperate dalla proprietaria da una villa siciliana del 700, all'interno della quale è stato inserito un lavandino di marmo anch'esso di recupero, proveniente da una cucina di un vecchio casolare piemontese, incassato poi nel cemento con il grassello.
Il tavolo di abete toscano è della metà dell'800, così come le sedie: un gusto tipicamente rurale che ben si adatta alle esigenze dell'ambientazione di campagna. Mentre sullo sfondo domina la cucina economica, un moderno utensile in ghisa che funge da stufa, e da forno allo stesso tempo.
In un ala di casa Gamberaia vi era una cappella risalente al 1086, dedicata a San Michele, in cui l'architetto Lionetti ha ricavato un altro ambiente caldo e accogliente.
Sopra il camino sono poggiati due flambeau francesi in bronzo dorato, stile impero, che si alternano a diversi ricordi di viaggio e ad alcuni oggetti affettivi raffiguranti gli amati bulldog; spicca tra tutti un delizioso carretto siciliano, base di un tavolino al centro del salotto. Il tutto è amalgamato dal solito uso del verde e delle tinte chiare delle pareti e dei divani; in particolare l'uso del colore avorio sulle travi, che nascevano color legno, aiuta a dare respiro a un ambiente non molto grande dominato dal legno.
Nella camera da letto padronale, sempre contraddistinta da un tocco provenzale, spicca appunto un letto a baldacchino di origine indonesiana, armonizzato con delle stoffe coordinate con tutto il resto della casa che servono, insieme alla garza bianca, a rendere più romantico un giaciglio di sicuro impatto visivo ma inizialmente asettico.
A lato del letto si trova un comodino inginocchiatoio stile impero, mentre La stufa, di recupero, è una tipica stufa in cotto dei primi del novecento; accanto a un vecchio baule nuziale sempre del secolo scorso.
Sulla parete opposta dominata dalla pietra un tavolo toscano in noce è accompagnato da un paio di sedie inglesi e da una lampada in bronzo francese dello stesso periodo; oltre a diversi oggetti affettivi.
In questo ambiente è chiaro come la proprietaria abbia voluto lasciar esprimere alla casa la sua storia secolare decidendo, tra l'altro, di non sabbiare le travi e il cotto del soffitto.
Il guardaroba ha un impianto di tipo anglosassone. Due grandi armadi laccati, una vecchia poltrona e una lampada di recupero: un ambiente cui l'architetto Lionetti ha voluto dare un aspetto di vissuto che non fosse solo funzionale ma che si potesse anche trasformare in un salottino per la lettura. Infine, sulla parete adiacente un mobile inglese detto tall boy, il nostro settimino.
Una casa insomma, Casa Gamberaia, allestita a immagine e somiglianza della sua padrona: verace e un po' provenzale.






