A giudizio degli architetti Emmanuel Combarel e Dominique Marrec, quell'appartamento era un disastro. Certo, la posizione era ottima, nel cuore di Parigi, con una vista strepitosa sul Porto dell'Arsenale, tra la Senna e Piazza della Bastiglia e, più oltre, la torre Eiffel. Ma gli interni, novanta metri quadri al dodicesimo piano di un edificio degli anni Sessanta, erano anonimi ed angusti, frazionati in tante piccole stanze, rifinite con un pavimento in laminato.
Vecchi amici dei proprietari, Patricia e Philippe Jousse, i due architetti mettono mano al progetto di ristrutturazione decisi a trasformare l'immobile non solo in spazi vivibili e di gusto, ma anche conformi alle richieste di Patricia e Philippe, di avere, cioè, una casa simile ad una suite di albergo, con una sola stanza da letto e un living room il più ampio possibile. Che i Jousse fossero una coppia di originali, del resto, era evidente già nella loro storia personale. Philippe era un fotografo, sua moglie una vetrinista. Alla fine degli anni Settanta, Philippe compra un tavolo, Compas, di Jean Prouvé, in un negozio dell'usato e rimane folgorato dall'opera del designer, intuendo le potenzialità del mercato del design.
Decide di diventare un commerciante di pezzi d'arredo moderni e, nel 1981, apre un banco al Mercato delle Pulci di Parigi; otto anni dopo, inaugura la prima delle tre gallerie di cui è ora proprietario, dove tratta arredi degli anni Settanta e arte contemporanea. Nel suo flagship di Rue de Seine si trovano pezzi di Prouvé, Charlotte Perriand, Serge Mouille, Alexander Noll, Mathieu Matégot, Georges Jouve...Di ognuno degli autori serba un ricordo, un aneddoto. Negli anni, Philippe e Patricia avevano ammassato un'impressionante collezione personale, a cui era giunto tempo di dare giusta collocazione. I due architetti Combarel e Marrec s'incaricano, dunque, di creare per loro spazi fluidi, con porte e pannelli scorrevoli quasi sempre lasciati aperti, per incrociare i diversi punti panoramici delle finestre e amplificare la luce naturale proiettata dal cupolino in vetro alla sommità della scala che sale verso la terrazza sul tetto.
Resina a pavimento e stucco bianco iridescente per pareti e soffitti, perchè, specifica Combarel "Lo stucco riflette una luce bianca molto intensa, che non vira al giallo". Ma, soprattutto, l'appartamento diventa una sorta di scatola delle meraviglie. Faretti direzionali d'illuminazione esaltano i vari esemplari, primo fra tutti, uno dei famosi "Porthole" di Prouvé, il pannello installato come partizione scorrevole tra il soggiorno e la cucina. Fiore all'occhiello, le due sedute Kangourou, sempre di Prouvé, create per Villa Saint Clair, nel sud della Francia; "Swing Jib", elemento d'illuminazione a parete creato nel 1938 per l'edificio dell'Air France a Brazzaville, in Congo, e il tavolo da pranzo "Centrale", pure di Prouvé, quando il nome del designer era ancora poco conosciuto. Poi ci sono ceramiche di Georges Jouve e André Borderie, lampade di Serge Mouille e una rara credenza disegnata nel 1945 da Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand per uno scienziato, uno dei due soli pezzi esistenti.
C'è anche una rarissima piantana di Jean Royère: Liane, del 1958, oltre ad arredi di design contemporaneo, come un coffee table disegnato da Ron Arad, un lampadario dei fratelli Bouroullec, e foto d'autore, tra cui l'immagine di una sfilata di Givenchy di Franck Perrin o una vista del porto di Salerno di Andreas Gursky. "Questa casa presenta lo svantaggio di non avere una stanza per gli ospiti", ammette Patricia Jousse, "ma stiamo pensando di far costruire un'imbarcazione a Joop Van Lieshout, l'artista-designer olandese, e di ancorarla al Porto dell'Arsenale, sotto casa nostra. Proprio una bella sistemazione per gli ospiti!"






