Una pittrice, Jean Tori, inglese di nascita, ma residente altrove per inclinazione o per destino. Un borgo medievale in Umbria, recuperato dall'abbandono. Un rifugio dal rumore di Bologna, prima destinazione della famiglia di Jean al rientro in Italia, dopo aver vissuto più di vent'anni in Asia con la figlia e il marito Ugo Tori, in Corea negli anni settanta come responsabile dei mercati del Medio e dell'Estremo Oriente per un'importante azienda farmaceutica.
La Corea è stata la porta d'accesso all'Asia per la famiglia Tori. I mobili della dimora umbra sono una specie di mappa dei viaggi dei Tori. Questo letto cassaforte indonesiano originariamente aveva le rotelle, per essere messo in salvo in caso d'incendio, e non molto diversamente dal tenere i soldi sotto al materasso, il padrone di casa ci dormiva sopra.
Corea e Asia si sono trasferite insieme a Jean Tori, in questo angolo d'Umbria. Jean ha sistemato le costruzioni abbandonate che componevano un antico borgo contadino e le ha arredate con i mobili delle case che ha abitato a Seul e Hong Kong, messi insieme nel corso di viaggi e ragionati acquisti in tutta l'Asia.
Quanto è lontana l'Asia dall'Umbria? E' difficile immaginare questo posto, che unisce i materiali e colori tradizionali umbri a quelli di altre culture geograficamente lontanissime, com'era prima che Jean lo trasformasse. La cucina è il primo ambiente in cui si entra, dopo aver attraversato la veranda, in casa Tori. E sotto le travi di legno del soffitto, il bianco delle pareti e i marroni della terra e del legno si armonizzano con i blu delle stoffe, i batik cinesi, i rossi dei tappeti.
Umbria, Ugo e Jean Tori abitano un antico borgo articolato in più costruzioni, da cui è stato ricavato anche un atelier di pittura, arredate con mobili e opere d'arte provenienti dall'Asia, dalle "case della vita" della famiglia Tori. Oggetti raccolti nel tempo, che hanno reso accogliente, trasformato in casa, le loro varie abitazioni prima a Seul poi ad Hong Kong, pubblicata quest'ultima su una rivista. I mobili della casa di Hong Kong trovano oggi collocazione nella casa umbra.
La casa, prima in affitto e poi acquistata, si è rivelata una risorsa preziosa per la famiglia, sia per la varietà di oggetti d'arte e d'artigianato che ha accolto, sia per la possibilità, in momenti di necessità, di affittarla ad altri. Tra cui Tiziano Terzani e la sua famiglia. Le tracce di tutti questi viaggi attraverso l'Asia si trovano nella casa in Umbria. A Jean il compito impegnativo ma anche molto creativo di trasformare in casa ogni abitazione. La bellissima casa di Hong Kong era nel cuore del cambiamento rapidissimo della città.
Negli Anni '90, la famiglia Tori iniziò a pensare il rientro in Italia. La figlia di Ugo e Jean, Anthinula, avrebbe frequentato l'Università a Bologna e Jean creò un nuovo accogliente nido nella città emiliana, sorprendentemente simile ad Hong Kong però, per il rumore e per la gente... Il vero cambiamento e possibilità di fuga dalla città, fu l'Umbria.
Un articolo sull'Herald Tribune in elogio della qualità della vita a Todi, la ricerca di un luogo diverso dalla città, da Hong Kong come da Bologna. La scoperta di un gruppo di case abbandonate, un borgo in cima a una collina, in un altro angolo di Umbria... Una grande proprietà articolata su più costruzioni, il progetto era avere delle sistemazioni autonome per gli amici.
E nei lavori di restauro e costruzione c'era anche l'intenzione di recuperare uno spazio per uno studio per Jean, dove dipingere. Inizialmente l'idea non era quella di abitare permanentemente qui. Pian piano questo luogo si è trasformato invece nella vera e propria base della famiglia . Mentre Ugo continua ad essere residente ad Hong Kong, a viaggiare tra Italia e Asia, ed esiste ancora l'appartamento a Bologna, il punto di riferimento principale è in Umbria e tutti gli affetti gravitano intorno a questo centro.
La casa nel borgo umbro di Jean e Ugo Tori ospita i tesori di anni viaggi e di ricerche, come la testa di questa scimmia proveniente da un tempio cambogiano precedente Angkor Wat. L'arte Gandahara getta un ponte tra occidente e oriente, una possibilità di accesso da una cultura all'altra. Ugo e Jean Tori hanno raccolto opere d'arte antiche e contemporanee a cui non veniva attribuito ancora il giusto valore, e che all'epoca rischiavano di essere disperse, ma più che i proprietari, di questi oggetti se ne sono sentiti i custodi.






