Qualcosa d'azzurro
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Qualcosa d'azzurro


La dimora, sulle colline di Nizza, esibisce l'impianto classico ed austero delle ville di primo Novecento, con colonne e porticati a fare da filtro tra il giardino terrazzato e gli interni di misurata ma sontuosa eleganza. L'intervento degli architetti Angelo Brignolli e Antonio Feraboli, di Studio Linea, ha avuto come obiettivo la creazione di due corpi aggiunti alla struttura, destinati a palestra e a cucina. Due estensioni che gli architetti, in ossequio allo stile della villa, hanno progettato come trasparenti contenitori in vetro, un po' conservatory, un po' bow window, proiettati sugli strepitosi tramonti della Costa Azzurra.

Una soluzione che permesso di non alterare la struttura architettonica con nuovi elementi murari, comunque fatalmente dissonanti rispetto all'esistente, rifuggendo da ogni inutile tentativo di mimesi o di integrazione. I due corpi, infatti, dichiarano tutta la loro presenza, la loro "intrusione" in un layout progettuale d'epoca, senza tuttavia modificarne la caratterizzazione, futuristici come astronavi di cristallo, romantici come le orangerie presenti in tanti giardini della Costa. Al loro interno, funzioni invece di piante rare o tropicali: palestra e cucina, si diceva, due facce di uno stesso concetto, quello di benessere che i proprietari, una giovane coppia con figli, ha evidentemente a cuore. Entrando, si percepisce la volontà di mantenere intatti i canoni originari della villa. Affidato alla perizia dell'architetto Paolo Guarneri, l'ingresso ha recuperato tutta la sua classicità, con il ripristino degli stucchi, del pavimento in lastre di marmo di Carrara e tozzetti in marmo nero del Belgio e del portone in ferro battuto e vetro, un ricamo di ricci e volute di chiara ispirazione Liberty. Il soggiorno si sviluppa come un insieme di salotti d'impostazione molto contemporanea.

Qui, la mano degli architetti Brignolli e Feraboli si legge in tutta l'organizzazione degli arredi. Ogni singolo elemento porta, infatti, la firma dello Studio Linea, appositamente disegnato e realizzato per un progetto d'interior che non ha trascurato nessun dettaglio, stabilendo una programmata complicità tra architettura e design e non lasciando nulla all'improvvisazione. Così, due statue Khmer presidiano, ai lati della porta a libro disegnata dagli architetti, in legno laccato e doppio vetro con inserti in tessuto, il salotto, ovviamente nato dalla stessa matita. Sedute dalle linee essenziali, rivestite in tessuti dai colori sobri e formali, partecipi di un'opera globale. Per capirlo, basta indirizzare lo sguardo verso la prospettiva inquadrata dalle porte e culminante nei divani. Sul divano in tessuto bianco e marrone, il grande photopainting a parete, opera di Antonio Mazzetti, raffigurante il Museo di Milwaukee di Santiago Calatrava, replica le ali aperte verso il cielo sul tessuto, con segni grafici come pennellate; ai suoi lati, le lampade da tavolo disegnate dagli architetti, con base in rame e wengè, s'ispirano al dinamismo plastico di Umberto Boccioni, mimando nella forma, ancora una volta, le linee dell'opera di Mazzetti.

Altro divano, altro photopainting, sempre di Mazzetti, rappresentante una scultura di Jean Dubuffet, e ancora l'incrocio di colori, quelli dei cuscini che copiano il quadro, e il ripetuto plasticismo delle lampade. Elementi integrati ad un concetto di architettura d'interni, i pannelli decorativi di Antonio Mazzetti strutturano gli spazi, aggiungendo teatralità al decoro. L'immagine abita il muro, valorizza lo spazio architettonico che la accoglie, secondo un principio di arte ad effetto che ipnotizza lo sguardo. Una collaborazione, quella di Mazzetti con Brignolli e Feraboli, perfezionata negli anni, con opere in scena su progetti d'interior dei due architetti. Alle atmosfere metropolitane dei salotti si contrappongono i toni classici della sala da pranzo, classica già nella definizione: non angolo o zona pranzo, ma sala da pranzo, spazio dedicato e concluso come era nelle dimore di un tempo.

Bianco latte e azzurro pervinca si alternano, quest'ultimo copiando il colore degli infissi esterni tipico delle costruzioni nel Midi della Francia. Sull'antico camino in marmo di Carrara, un quadro di Paolo Sistilli rappresenta l'unico colore difforme dalla palette della sala. Cornici in stucco e boiserie in legno di rovere laccato citano linee ad angolo retto: i quadrati decorativi alle pareti, le spalliere delle sedie, la forma del tavolo, pure in rovere laccato. Una radice di vite è lo scultoreo decoro a centrotavola e le conchiglie sostituiscono i piatti. Bianco e azzurro, quello del piano in lava smaltata, anche in cucina, sospesa, come il ponte di una nave, sulla baia di Nizza. Nelle camere da letto, armadi e boiserie sono ritmati sullo stesso motivo decorativo a bugne; il bianco domina incontrastato in quella padronale, con la sola eccezione di poltrone e pouf, in color pervinca. Nella stanza degli ospiti, ancora bianco per pareti e pavimenti, che fanno da sfondo al letto imbottito viola disegnato da Studio Linea. Pochi i complementi d'arredo: lampade essenziali, semplici vasi di fiori o statue khmer per ambienti leggeri ed ariosi, d'intrinseca eleganza.




articolo del: 04/11/2011


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