L'appartamento napoletano di Antonio Martiniello è una dichiarazione d'amore alla città, all'architettura, alla storia e all'arte.
Alla ricchezza decorativa del Settecento che caratterizza, in modi diversi, tutte le camere, l'architetto ha genialmente accostato materiali e linee ultraminimali, come segno e firma dell'uomo contemporaneo.
Rumorosa, accalcata, sontuosa, popolarissima: Napoli. L’affaccendarsi quotidiano succede in mezzo ai fasti e ai cenci. La sua bellezza è la sua verità. Ci sono edifici o quartieri che l’anima di Napoli la raccontano per forza di cose, semplicemente stando lì.
E poi ci sono altri palazzi dentro cui ci sono appartamenti dentro cui abita qualcuno che magari l’anima di Napoli la vuole raccontare a modo suo e per farlo usa i ferri del proprio mestiere. L'architetto Antonio Martiniello ha fatto della propria abitazione una dichiarazione d’amore alla città. La sua Napoli sa di popolo e di arte; un’idea nitida basata sull’amore e formata nella distanza: la casa di Antonio Martiniello è uno spaccato di Napoli fuori da qualsiasi cliché.
Si può quasi definire una dichiarazione d’amore in forma di abitazione alla città di Napoli, anzi, studio-abitazione, perché gli spazi della vita privata e quelli dell’attività professionale sono vicinissimi: stanze diverse di un unico appartamento molto speciale.
Il Settecento napoletano ha lasciato in eredità ai posteri questa articolata successione di stanze e Antonio Martiniello ne ha fatto il proprio regno privato e professionale firmandolo con scelte radicali da uomo contemporaneo.
Il dialogo tra Napoli e i suoi edifici è esso stesso storia e vita, per chi è capace di comprenderne il linguaggio. Un appartamento bellissimo e devastato. Il tempo non aveva lasciato solo affascinanti segni, ma strappi e voragini. Affrontare un progetto di ristrutturazione così impegnativo, significa fare innanzitutto i conti con la storia della residenza. In virtù del racconto scritto con due stili, in tutte le stanze rigore e informalità convivono.
Una grande stanza, un tempo adibita a biblioteca, ripensata nel senso della convivialità, a dispetto di una severità di fondo, diventata arte e monumento. Arredi pochi e di grande effetto. Sedute per i cento ospiti che la camera può accogliere e un grande tavolo.
Nella casa di Antonio Martiniello gli oggetti d’arte, anzi, arte concettuale in forma di oggetti caratterizza tanti spazi. Lo strappo, con il rigore della storia, è fortissimo, quando passa attraverso queste forme estreme della creatività.
L’ingresso “monumentale” è l’area più cupa di questa abitazione. Le scelta di Antonio è stata quella di preservare la severità originaria. Entrando nella sala d’ingresso il benvenuto è dato da una presenza.. inquietante
La scelta degli arredi rimarca la stessa logica estetica delle altre camere. Antico e contemporaneo in rottura “armonica” e installazioni d’arte che si confondono agli arredi e agli oggetti di famiglia. Al centro della sala un grande tavolo suggerisce il ruolo di questo spazio che fa da separazione tra l’abitazione privata e lo studio.
La zona studio dell’abitazione infatti non è una stanza, ma una successione di spazi molto particolari gestiti con ironia e talento. Voleva che fosse una casa-studio, per poter tenere separati, ma vicinissimi, gli spazi privati e quelli legati alla professione.
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