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Il progetto avveniristico di una penthouse che accoglie in sé lo skyline della città israeliana

Ricerca, sfida, soluzioni e immaginazione sono le parole chiave che alimentano il lavoro di Zvi Gersh, fondatore insieme a Sharon Paz Gersh di Paz Gersh Architecture+Design, studio di architettura e interior design di fama internazionale con sede a Tel Aviv.

Avvalendosi della collaborazione di May Alon, tra i sei architetti che operano all’interno dello studio, Zvi Gersh ha da poco ultimato per il proprietario di una grande agenzia pubblicitaria il progetto di una scenografica penthouse all’interno di uno dei grattacieli più alti della città israeliana.

foto della terrazza della penthouse

L’outdoor replica le scelte materiche degli interni social, con maxi quadrotte di ardesia intervallate da strisce led che illuminano anche la piscina.

Sulla falsariga di una lussuosa residenza a Manhattan, la realizzazione instaura un dialogo tra il futuristico skyline della città, cresciuta a ritmi a dir poco sostenuti nell’ultimo decennio, e l’intimità degli ambienti interni, studiati e distribuiti su una superficie di 350 metri quadrati, per far fronte alla vivace vita sociale del padrone di casa.
Una premessa che ha suggerito di dividere la residenza in un’area propriamente pubblica e in uno spazio più riservato, destinato alla zona notte padronale e a quella degli ospiti.

Penthouse a Tel Aviv

Superfici metalliche, lastre in ardesia nera, inserti luminosi a Led riflettono il paesaggio urbano, visto da uno dei grattacieli più alti di Tel Aviv

La separazione è netta sia nella disposizione delle due aree, separate da una porta in alluminio completamente mimetizzata nella boiserie della zona giorno, sia nella scelta dei materiali che le definiscono.

La zona pranzo

La sospensione Argent di Terzani illumina la zona pranzo, con tavolo Romeo e sedute Colette di Baxter, attigua alla cucina di Bulthaup. La porta nascosta nella parete attrezzata accede all’ala privata.

Organizzata in un foyer, un grande living, una cucina a vista attigua alla zona pranzo e una terrazza con vista panoramica e piscina rettangolare integrata, l’area pubblica della casa presenta grandi aperture finestrate incorniciate da infissi in acciaio nero, chiaro riferimento al paesaggio urbano, e maxi lastre in ardesia nera a pavimento, sia negli interni che nell’outdoor, con rivestimenti parietali in gres ad effetto metallico che enfatizzano lo spirito industrial di questa ala della casa.

Una penthouse avveniristica

Dettagli della zona pranzo

Partizioni in metallo verticali, scorrevoli lungo una guida, fungono da elementi visual che filtrano la luce calda della facciata esposta a sud durante tutto il giorno. Pezzi di design italiano e importanti opere d’arte contemporanea completano il progetto di interior, esaltandone il mood sofisticato.

La camera da letto padronale

La camera padronale è attigua al bagno ensuite, parzialmente celato dal sistema di porte scorrevoli Stripe di Rimadesio, con traversi in alluminio su entrambe le facciate delle porte.

Un criterio applicato anche nella zona notte, in cui i bagliori freddi dell’acciaio e dell’alluminio anodizzato lasciano spazio a materiali più caldi, come il parquet spigato alla francese in legno di quercia, che fa da sfondo a una selezione di tappeti etnici.

Il bagno padronale

Lastre di onice retroilluminate rendono altamente scenografico il bagno padronale, con rubinetteria di Boffi.

Il bagno ensuite padronale, invece, è stato concepito come un ambiente aperto, in continuità con la camera, dalla quale lo separa solo il sistema di porte scorrevoli Stripe di Rimadesio, con traversi in alluminio e vetri grigi trasparenti che si lasciano attraversare dalla luce.

Il bagno padronale

La doccia del bagno padronale

Le pareti del bagno sono rivestite da lastre di onice bianco egiziano retroilluminate, particolarmente scenografiche anche nella cabina doccia/wellness, con rubinetteria Boffi, al cui ingresso il rivestimento a pavimento in marmo Thassos bianco fa da inedito supporto a una strofa della canzone “Heroes” di David Bowie, un invito a sentirsi eroi almeno per un giorno.

di Eloise Farnesi| foto di Amit Geron

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