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Stefano Giovannoni ha scelto come dimora-studio, luogo di condivisione e partecipazione una ex fabbrica-acciaieria in zona Tortona, il quartiere del design milanese. Un edificio in mattoni rossi, dove un tempo si costruivano turbine per navi, austero, quasi un omaggio ad alcune “belle fabbriche” di Bruno Taut.

Naturalmente all’esterno la struttura non ha subito alcun cambiamento e si è intervenuti con un restauro filologico. Gli interni sono un altro discorso.

La casa di Stefano Giovannoni: gli interni

La casa di Stefano Giovannoni prevede uno spazio espositivo al piano terra, poi, a salire, lo studio, con postazioni pc e sale riunioni, con un gioco di specchi e di trasparenze.
Sopra ancora, al secondo piano, la dimora. Un grande salone con opere d’arte notevoli, oggetti della storia del design e qualche pezzo unico e originale, come il tavolo in un unico, imponente blocco di legno, scolpito e trasportato da terre lontane.

Alle spalle del salone, direttamente su un terrazzo interno, si apre una cucina super attrezzata, un ambiente molto più simile a un impianto professionale che alle cucine sontuose che siamo abituati a vedere.
I Giovannoni sono degli ottimi chef e spesso ospitano per lavoro e per piacere.

Esiste poi il luogo privato, le camere dei figli e quella padronale, ma personalmente amo salire, in un primo livello della torre, quella delle condotte d’acqua, che porta a uno studiolo, e ancora più su, dove stanno chitarre, batteria, basso. Stefano Giovannoni suonava in vari gruppi e oggi suona con i figli Rocco e Vasco, ottimi e promettenti chitarrista e batterista.

Un accenno importante al luogo della rigenerazione, quello della spa domestica. Una piccola palestra, che Giovannoni non ama molto, quasi come contrappasso alla sua passione per la cucina; molto più sorridente e solare, invece, nel descrivere la piscina, una delle vasche di prova delle turbine, trasformata in luogo di rigenerazione. Il mondo nautico e l’immaginario sottomarino sono molto presenti, quasi enfatizzati dal progetto di Giovannoni, che ha sapientemente posto l’accento su arredi metallici e preesistenze tecniche, coprendo e tamponando il superfluo.

Più sopra ancora si trova il grande terrazzo, con la pavimentazione in doghe in legno e vari angoli di conversazione ma, soprattutto, molto, molto verde, sia ornamentale che funzionale, nel senso delle erbe aromatiche e delle primizie che tornano utili in cucina e rendono meno milanese questo luogo. Più vicino alla campagna e, forse, al mare, quel mare di La Spezia, dove è nato, che Giovannoni porta sempre nel cuore, come tutti coloro che abitano la città, amano la città, ma poi si sa, con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, guardano verso il mare che, a volte, fa disperare.

GUARDA PHOTOGALLERY DELLA CASA DI STEFANO GIOVANNONI

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Di Giorgio Tartaro

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