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Proprietà intelletuale, diritto d’autore, copyright. Il dibattito sulla tutela della proprietà intellettuale sulle opere di design è oggi più che mai di grande attualità. Nel mondo del design in cui dominano restyling, riedizioni ma anche copie, vediamo quali sono gli strumenti di protezione per i designer, architetti e brand.

Abbiamo chiesto dei consigli utili ad un autorevole esperto, l’avv. Guido Foglia, partner di NCTM Studio Legale, che si occupa di tutela della proprietà intellettuale, nonchè di contenzioso commerciale, è esperto nel settore della tutela dei marchi, brevetti e diritto d’autore, con specifico riferimento al settore del design e della moda. E’ autore di diverse pubblicazioni ed è Delegato per l’European Patent Office nel Progetto EU-China per la Protezione dei diritti di Proprietà Intellettuale.

Proprietà intellettuale: definizione, tutela e diritti 

Avv. Foglia innanzitutto qual è la definizione migliore che si può dare di proprietà intellettuale?

“Storicamente al concetto di proprietà intellettuale si è associato il sistema di regole che tutelano alcuni particolari beni immateriali frutto dell’attività creativa o inventiva dell’uomo e, dunque, principalmente il diritto d’autore, i brevetti ed i marchi. Con l’entrata in vigore del Codice della Proprietà industriale nel 2005 (ndr. D.Lgs. n. 30 del 2005), questo concetto onnicomprensivo è entrato in crisi in quanto il suddetto codice disciplina il diritto dei marchi e dei brevetti, ma non include anche il diritto d’autore, che è rimasto regolato dalla legge copyright del 1941 (ndr. L. n. 633 del 1941), cosicchè si è ritenuto che marchi e brevetti rientrassero nella categoria della proprietà industriale mentre il diritto d’autore rimanesse nella categoria della proprietà intellettuale”.

La proprietà intellettuale tutela e protegge le opere artistiche e letterarie, invenzioni industriali e marchi. Possiamo includere anche le opere di design?

“Le opere dell’industrial design godono di una rilevante tutela sia dal Codice della Proprietà Industriale sia dalla legge d’autore. In particolare, l’industrial design può essere tutelato accedendo alla normativa sui disegni e modelli industriali (art. 31 del CPI).  In linea assolutamente generale, i requisiti richiesti dalla legge per poter far accedere un disegno o modello alla tutela in questione sono:

  • la novità intesa come assenza di nulla di uguale o simile nello stato della tecnica, ivi inclusi i prodotti con caratteristiche che differiscono solo per dettagli irrilevanti
  • il carattere individuale, inteso come il suscitare una impressione generale nuova e diversa rispetto a ciò che è già stato divulgato

Per mera completezza (ma senza volerci addentrare in questioni eccessivamente tecniche), ultimamente si è anche osservato il tentativo di alcuni di proteggere dei particolari elementi di design attraverso la disciplina del c.d. marchio di forma. Credo che la ragione di quanto procede sia chiara ai più. Il tentativo è infatti quello di cercare di ottenere un livello di protezione massima e sostanzialmente senza limiti di tempo (o comunque con limiti temporali molto lunghi, quali quelli previsti dalla legge sul copyright o la disciplina dei marchi, conferendo così un vero e proprio monopolio all’autore o titiolare del diritto), rispetto alla tutela sul disegno industriale che in ogni caso non può eccedere i 25 anni.

Questa conclusione, che potrebbe sembrare ovvia, in realtà è stata oggetto di un lungo e a tratti anche aspro dibattito tra “i creativi” e i “copiatori”.

In tal senso, sono state celebri le vertenze giudiziarie che hanno visto ad oggetto la nota “Chaise Longue” di Le Corbusier per Cassina”, definita da alcuni Tribunali una semplice sedia e da altri, invece, un’opera d’arte e dunque non replicabile, la lampada Arco di Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Flos , ovvero notissimi oggetti del design anni trenta come le sedie di Charles R. Mackintosh, i tavoli di Wright, o i divani di Hoffman.

Alla fine tra Tribunali che emettevano decisioni contraddittorie tra loro con riguardo ai medesimi oggetti, è dapprima intervenuta la Corte di Giustizia Europea a chiarire che i prodotti del design, per godere della protezione del diritto d’autore, dovevano essere registrati come disegni industriali e, poi, anche nel 2010 una apposita modifica normativa del Codice della Proprietà Industriale con l’introduzione, peraltro, di una norma di raccordo che prescrive ex lege la protezione del copyright per le opere del disegno industriale che fossero divenute di pubblico dominio antecedentemente al 2001 ed una moratoria per coloro i quali fabbricano prodotti in conformità con tali opere divenute oramai di dominio pubblico”.

Avv. Foglia Il mondo del design è ricco di opere che vengono “rieditate” dal passato. E’ possibile immaginare una protezione anche per questi restyling?

“E’ molto difficile poter fornire una risposta di carattere generale. In via assolutamente astratta, per quanto detto sopra, un prodotto che costituisce un mero restyling di un oggetto di design precedentemente commercializzato potrebbe essere carente del requisito della novità ovvero anche del carattere creativo. La domanda che ci viene posta, tuttavia, non è per nulla banale in quanto rispecchia il grande dibattito tra creativi e resto del mercato influenzato in ogni caso dalle creazioni e dalle tendenze espresse dai primi. In tale contesto, la valutazione non può che avvenire caso per caso, facendo attenzione, come ha dichiarato tempo fa Mauro Bacchini, ex docente di disegno industriale al Politecnico di Milano, “a giocare una partita importante, tra la volontà di costituire un monopolio del design con una durata illimitata e la possibilità di portare nel mercato di massa oggetti di alto valore estetico e culturale“.

Proprietà intellettuale: consigli per designer, aziende e architetti

Avv. Foglia con l’imporsi dello stile minimal a volte si fa fatica a distinguere lo stile di un brand. Se ad esempio un’azienda copia un mobile commercializzato da un competitor noto, è possibile ricorrere alla tutela approntata dalle norme a protezione del diritto di proprietà intellettuale?

“Sicuramente, forme di design particolarmente pulito e minimal non aiutano il designer a fornire al prodotto quel carattere individualizzante che è uno dei requisiti per accedere alla tutela del disegno industriale e meno che mai al carattere estetico richiesto dal copyright. Ciononostante, non è escluso ed anzi proprio per la minore capacità individualizzante e/o estetica di alcuni prodotti, si è assistito negli ultimi anni ad una corsa da parte degli uffici stile alla registrazione di modelli o disegni (in qualsiasi campo, dall’arredamento, all’automotive, alla nautica, etc.). Ciò non toglie che, ovviamente, in un ambito giudiziale minore è tale capacità individualizzante del prodotto e più difficile è assistere il designer o l’azienda che possiede i diritti di sfruttamento del disegno in un’ipotetico procedimento volto a tutelare tali diritti. Sia ben chiaro, tuttavia, che la carenza dei requisiti per accedere alla tutela per il copyright o i modelli non lascia il prodotto del tutto indifeso rispetto a pratiche commerciali scorrette da parte dei competitor, essendo ben possibile ottenere tutela residuale ma pur sempre rilevante attraverso le norme generali previste in materia di concorrenza sleale (di cui ad esempio l’imitazione servile costituisce una fattispecie tipica)”.

Che consiglio si sente di dare ai designer? Come possono proteggere la loro opere?

“Il consiglio è sempre lo stesso, con riguardo a qualsivoglia bene immateriale (marchio, brevetto, etc.). Bisogna procedere sempre alla registrazione delle proprie creazioni, subordinatamente all’esame di protegibbilità (inteso quale esame di priorità e valutazione della sussistenza dei requisiti di legge) effettuato da un consulente brevettuale. In funzione, poi, dell’uso che si intende fare del bene immateriale, si deve decidere con attenzione in range di protezione che si vuole ottenere, se meramente nazionale, europeo/comunitario ovvero internazionale. Ovviamente, questi procedimenti hanno dei costi, ma come ogni investimento, la protezione che conferiscono è assoluta. Al riguardo, non potete neppure immaginare quante volte ci capita di assistere dei clienti i quali si vedono copiate delle proprie idee (che magari hanno semplicemente condiviso con degli addetti ai lavori ovvero che in una situazione molto delicata di sviluppo – e quindi nella ricerca di finanziatori – hanno totalmente perso di vista alcun sistema di protezione di ciò che più prezioso avevano)”.

Alle aziende, ai brand, che consiglio può dare?

“Per le aziende che investono (ancora) in ricerca e sviluppo, i consigli principali sono due a seconda del momento.

  1. Nella fase acquisitiva (che può essere nell’acquisto del bene immateriale o nel conferimento dell’incarico al designer) fare grandissima attenzione al regolamento contrattuale che si sceglie e si negozia con la controparte;
  2. Procedere sempre ad una seppur breve e veloce due diligence del bene immateriale che si sta acquisendo (per evitare di acquisire un prodotto su cui altri hanno diritti anteriori) ovvero che si intende sviluppare (per non creare un bene che alla fine non sarà tutelabile) e, in funzione del designer che si ha come controparte, cercare di acquisire diritti di sfruttamento del bene immateriale il più possibile privi di limitazioni, regolando anche forme di non disclure nonchè di non compete (per evitare che il designer nel passare ad un competitor possa trasferire il background di conoscenza e quei segreti industriali che sono fondamentali per il primo committente).
  3. Nella fase commerciale, invece, è fondamentale proteggere al massimo il proprio portafoglio beni immateriali (marchi, brevetti, disegni industriali) con apposite registrazioni, nonchè attuare politiche molto aggressive di monitoraggio delle possibili contraffazioni sul territorio di riferimento (nazionale, comunitario e/o internazionale). La quantità e qualità della contraffazione di un prodotto è ovviamente inversamente proporzionale alla difesa che il titolare ne fa (un atteggiamento di tolleranza per non dire lassista, infatti, favorisce l’esplicarsi di forme di imitazione servile altrui o fenomeni parassitari).

Intervista di

Claudia Mammalella

Credits – L’avvocato del design

L’Avv. Guido Foglia, è partner di NCTM Studio Legale, premiato nel 2012 come lo Studio italiano dell’anno agli International Legal Alliance Summit & Awards (ILASA), ed è stato inserito nella classifica del Financial Times Innovative Lawyers 2012

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