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Se dovessimo immaginare una porta contemporanea per una città, per un territorio, forse un casello autostradale potrebbe aprire molti collegamenti mentali.

Non appena visto questo landmark dello studio Caprioglio di Mestre per il nuovo casello autostradale di Latisana, Casello di Ronchis, sulla A4, ho immaginato che si trattasse di una architettura, porta, monumento, integrazione di progetto architettonico, urbano e snodo, che potesse in qualche modo rappresentare la contemporaneità del progetto architettonico.

 

Ben quattordici porte per questa architettura/uccello strallato, che supera i 120 metri di apertura alare, visibilmente e volutamente asimmetrica.

Ecco allora che dalla relazione di progetto di questa porta inaugurata lo scorso anno si legge: “L’imponenza dimensionale del casello, di quattordici porte, necessitava di una ideazione protesa alla leggerezza complessiva dell’opera. Allo stesso tempo in relazione al significato simbolico attribuito all’opera, non poteva essere che un segnale alla scala territoriale, nell’ordine di quelli preesistenti nel territorio della Bassa, campanili, la basilica di Aquileia, la città murata di Palmanova, e la Terrazza a mare di Lignano Sabbiadoro. Dal vertice del cono (ideale) si protendono leggere ed appena avvertibili nella luce, le funi di acciaio inox che strallano la struttura delle ali e dialogano con lo spazio e la luce del cielo“.

 

E ancora: “Il tema ispiratore del progetto deriva dall’immaginare le opere di stazione del nuovo casello quale una “porta”. Un tramite, di scala territoriale, tra lo scorrere indifferente del nastro autostradale nella pianura friulana e veneta, e lo spazio territoriale, ambientale e culturale della Bassa Friulana al quale la ‘porta’ introduce. Il progetto è dunque un simbolo, di scala adeguata, che amo denominare porta della Bassa Friulana“.

Un basamento tronco conico in calcestruzzo, sul quale si innesta il fabbricato di stazione; per protendere e strallare le due ali si è costruito un cavalletto su quattro appoggi, composto di pilastri binati, collegati con struttura reticolare, lamierata superficialmente, al fine di ottenere, per ogni pilastro una struttura unica e compatta, lobata alle estremità.

 

I quattro pilastri convergono in un vertice ove è collocata la struttura di ancoraggio delle funi che strallano la struttura portante delle due ali. Quest’ultima si compone di centine e longheroni, di tipo reticolare, tale da conferire all’insieme un andamento curvato nella direzione longitudinale e trasversale.

Come per altre opere dello studio Caprioglio (hangar aeroporto Marcopolo di Venezia), la copertura metallica delle due ali, con lastre di zinco, gioca con la luce, grazie anche alla forma stondata, per un migliore inserimento nel paesaggio. Date le dimensioni di questa struttura e la particolare conformazione del paesaggio, la “porta” è percepibile da grandi distanze e la percezione della superficie continua a variare a seconda dei punti di vista.

 

Nell’insieme dunque si tende a un monocromo teso tra la prevalenza e le variazioni di colore grigio, e il rosato e bruno del mattone e del legno di cui si sottolinea il valore di materiali naturali“, come recita la realazione di progetto.

 

di Giorgio Tartaro

 

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