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Lo scandalo del pellett al Cesio 137 accaduto durante la scorsa primavera ha influito molto e gettato l’ombra del sospetto nel mercato italiano su questo prodotto. Un mercato, che con oltre un milione di tonnellate di consumo e 750.000 tonnellate di produzione nazionale (250.000 provengono dall’Austria e solo una minima parte dall’area baltica) fa dell’Italia il massimo consumatore europeo di tale combustibile.
L’inchiesta delle Procure di Aosta e Varese ha evidenziato che nei residui di segheria e nei macchinari dello stabilimento lituano di origine del prodotto inquisito, non sono state riscontrate tracce di radioattività: il che lascia supporre che l’inquinante sia stato inserito (e solo in una partita) successivamente.
Gli standard seguiti dal produttore lituano sono quelli previsti dai regolamenti comunitari, quindi il pellet risulta composto da puro legno, privo di additivi o di prodotti di riciclo e viene sottoposto ad accurati controlli prima dell’entrata in produzione, così come avviene per il pellet italiano e austriaco.
In seguito a questo episodio l’Associazione Italiana Energie Agroforestali (AIEL) ha deciso di inserire il controllo dei valori di radioattività tra i parametri richiesti ai produttori aderenti alla volontaria certificazione Pellet Gold che mira a proporre al consumatore finale prodotti di massima qualità. Come sottolinea il presidente dell’AIEL Marino Berton, gli aderenti a Pellet Gold sanno che il loro pellet deve dimostrare di avere una presenza di radioattività inferiore ai 6 bequerel per kg, ossia 150 volte più bassa della soglia prevista dalla legge italiana.
L’Associazione Italiana Pellet ribadisce che l’immagine scaturita dallo scandalo che ha provocato il sequestro cautelativo di 10.000 tonnellate in 31 città, ha finito per infangare un’intera categoria fatta di produttori impegnati nel miglioramento costante di un prodotto che rappresenta un prezioso ed economico biocombustibile in continua crescita a livello europeo; basta pensare che nel 2003 la produzione italiana era di sole 200.000 tonnellate e che i principali fruitori del pellet per il riscaldamento sono le famiglie che in Italia hanno installato 740.000 stufe (per il 70% nelle regioni settentrionali), metà delle quali costituiscono la principale fonte energetica domestica. A ottobre, trascorsi 4 mesi dal sequestro, tutte le 10.000 tonnellate immobilizzate dall’inchiesta sono state ritenute innocue e rimesse in vendita.
Il mercato interno delle stufe a pellet mostra un boom nel 2006 con 260.000 impianti venduti, un dimezzamento dei consumi nel 2007 e una ripresa delle vendite nel 2008. Dell’esigenza di tutelare sempre il consumatore e di vigilare sul prodotto, si discuterà dal 24 al 28 febbraio alla Fiera di Verona nella settima edizione di Progetto Fuoco, Mostra internazionale di impianti e attrezzature per la produzione di calore ed energia dalla combustione di legna.

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