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La casa è una questione intima, privata, è un pensiero molto denso, intorno al quale un professionista ha sempre idee molto precise”. Ne è convinto Massimo Iosa Ghini, tra gli architetti italiani più affermati nel panorama internazionale, fondatore negli anni Ottanta del movimento bolidista prima di entrare a far parte del gruppo Memphis di Ettore Sottsass e di avviare, a cavallo degli anni Novanta, la Iosa Ghini Associati, con le sue sedi di Bologna e Milano.

La nuova casa e studio, in una nobile zona residenziale di Bologna, ne condensa il pensiero progettuale e la competenza nel design in un brillante connubio di architettura, ricerca estetica, controllo del dettaglio, che non ha trascurato neanche la performance energetica dell’edificio, diventata prioritaria nella fase di ristrutturazione.

"La casa di un progettista è sempre uno strumento di rappresentazione" afferma Massimo Iosa Ghini

[ltGallery id=”14914″]La casa di Massimo Iosa Ghini[/ltGallery]

L’intervento ha interessato “un edificio del 1932 di impostazione razionalista, caratterizzato dalla semplicità di composizione e dalla qualità dei materiali”, spiega l’architetto. “La possibilità di operarne una trasformazione in chiave eco-sostenibile ha suggerito di rendere il progetto un esempio concreto di riqualificazione energetica che, partendo da una riflessione sul metabolismo dell’edificio, potesse ridurne i costi di gestione, abbattere i consumi effettivi, senza mai perdere di vista il risultato estetico”. è nata così l’idea di ridefinire la facciata sud, demolendo la parete preesistente per trasformarla nel principale captatore di energia solare, collegato a un impianto fotovoltaico da 3 kilowatt per sfruttarne appieno il contributo energetico.

Non da meno, la grande parete vetrata garantisce la naturale luminosità dell’edificio, fino all’ultimo livello, protetto dall’eccessiva irradiazione da una soluzione brise soleil. Il riscaldamento radiante a pavimento e l’impianto di cogenerazione a metano contribuiscono ulteriormente a incrementare l’efficienza energetica dell’immobile, a dispetto dei suoi 600 metri quadri circa di superficie distribuiti su quattro livelli.

La totemica libreria è Carlton, design Ettore Sottsass per Memphis.

L’accuratezza del progetto architettonico è pari a quella che, designer pluripremiato, Massimo Iosa Ghini ha infuso anche all’interior décor, una personalissima combinazione di capolavori del design italiano, con prodotti di Starck, Sottsass, Eero Saarinen e diversi prodotti taylor made, pensati appositamente per la casa ed entrati gradualmente in produzione.

Ma, dall’area fitness del primo livello alla zona notte con studio, intima e riservata, dell’ultimo livello, sono molti i prodotti che portano la firma del padrone di casa, come le sedie Dinamic di Moroso e il modello Robin di Calligaris, parte della selezione di sedute che, nel grande living, include anche quelle della collezione Eames Plastic Side Chair di Vitra.

La sospensione Sasso di Leucos e i faretti Pixel Pro di iGuzzini illuminano la zona biliardo, con il modello B_IG disegnato per MBM Biliardi. Sullo sfondo, “Città Fluida-Double” è tra le cento litografie realizzate alla fine degli anni Ottanta per Lincoln Cheng, “il re dei club”.

Il biliardo B_IG di MBM Biliardi, denuncia un personale hobby. È un felice esempio di sperimentazione anche la cucina, il modello Gioconda disegnato da Massimo Iosa Ghini per Snaidero.

L’ennesima conferma del fatto che “la casa di un progettista è sempre uno strumento di rappresentazione che restituisce anche un minimo di sperimentazione. E mixare i   due ambiti con la pratica quotidiana resta un percorso stimolante”.

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di Anita Laporta
foto di Gianni Franchellucci

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