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Il profilo dell’architetto Marco Piva. La biografia e le opere.

Marco Piva: la biografia e le opere

Tra i fondatori, nel 1977, dello Studiodada Associati, esponente del Radical Design, negli anni ’80 apre lo Studio Marco Piva, che spazia dai grandi progetti architettonici alla progettazione d’interni, fino al disegno industriale. Ha realizzato numerosi progetti di architettura e interior design, partecipando a Osaka alla progettazione e costruzione del complesso residenziale Next 21 e realizzando il Laguna Palace a Mestre, il Port Palace a Montecarlo, l l’Hotel Mirage a Kazan, l’Una Hotel di Bologna, il T Hotel di Cagliari, Il Move Hotel a Mogliano Veneto, il complesso Le Terrazze a Treviso e, per il Gruppo Boscolo, le suites dell’Exedra di Roma, il B4 Net Tower di Padova ed il Tower Hotel di Bologna.

Il divano Double Life disegnato per Meritalia

 

A Dubai ha progettato il Tiara Hotel, l’Oceana Hotel e il complesso Porto Dubai; in Russia, il nuovo complesso del Porto fluviale di Novosibirsk. Attualmente lavora alla realizzazione del complesso residenziale Rawdhat Residential Buildings ad Abu Dhabi; di un masterplan di 4 km quadrati a Pechino, di prestigiose case private in India e, in Italia, al progetto architettonico di ristrutturazione ed ampliamento dell’Hotel Gallia a Milano, oltre alla collaborazione con la maison Bulgari per il disegno delle sue vetrine nel mondo. Marco Piva Atelier Design disegna, tra gli altri, per  Arflex, Ceramica Cielo, Gervasoni, Kvadrat, iGuzzini, La Murrina, Leucos, Meritalia,  MisuraEmme, Moroso, Nito, Pierantonio Bonacina, Poliform, Potocco, Rapsel, Reflex, Schonhuber Franchi, Serralunga, Sicis, Stella Rubinetterie, Tisettanta, Unopiù, Zonca, Jacuzzi.

Marco Piva: il profilo

Marco Piva ha stilato un “eptalogo”, sette parole chiave che riassumono il suo processo progettuale. Sono Hotel, Luce, Mondo, Scena, Materia, Trasparenza, Design. Più che parole chiave, veri e propri macroscenari, che Piva utilizza per dichiarare il suo pensiero. Si scopre un progettista-viaggiatore, attento al progetto dell’accoglienza e utilizzatore delle idee, sensore delle atmosfere del territorio: per Piva progettare un Hotel è indagine, differenziazione, sforzo progettuale. 

Uno studio privato realizzato da Marco Piva

Elementi statici e vibrazioni dinamiche per l’universo luce, trasversale a tutti i campi di progettazione. Il mondo come terreno di gioco, come banco di prova: “aspetto predominante, assume il rapporto tra locale e globale che nasce da due tendenze apparentemente opposte: la ricerca di memoria, di radici e di tradizioni locali (locale) e lo sviluppo di culture cosmopolite (globale), mix che influenza sempre più la nostra cultura”.

Cultura, scena che entra nelle lounge dei suoi alberghi, come piccole porzioni di città che connotano un luogo internazionale. E in questo senso la lounge non può essere una forma stereotipata, un format preconfezionato, ma deve essere aperta a molteplici variazioni. Nella materia Piva studia la pelle del progetto, in un processo dal macro al particolare. E la scelta di questa pelle deve essere contestuale al progetto. Una pelle che rimanda a un’altra parola chiave del progetto di Piva: la trasparenza, che ricerca sia in architettura che nell’oggetto design o negli interni. 

E proprio sul design un approccio etico e sostenibile, che non significa certo una scelta in ritenuta, ma nuove opportunità di ricerca e di espressione, porta a una chiosa finale che legge egregiamente i nostri tempi: “Queste opportunità sono legate alla capacità di rinnovarsi per innovare, di migliorare le proprie capacità di analisi per proporre nuove sintesi formali e funzionali, di essere più strettamente parte di processi che non si limitino alla produzione di beni di consumo, ma che siano in grado di proporre anche nuovi modi di  essere”.

di Giorgio Tartaro

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