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L’orto sui tetti, il progetto di spazio verde urbano realizzato sulla terrazza dei propri uffici, nel quartiere milanese di brera, da Piuarch e dal paesaggista Cornelius Gavril.

Basterebbe la magistrale descrizione dei tetti di Roma fatta da Italo Calvino nel 1983, per condensare l’universo di usi e funzioni che i romani hanno attribuito nel tempo a solai, tetti e terrazzi. Una conferma della capacità di fare di necessità virtù in una città perennemente affollata, che contava un milione di abitanti già in epoca augustea, per lo più stipati in edifici a più piani.

L'orto sui tetti

La modularità dei pallet consente di realizzare strutture facilmente assemblabili che integrano camminamenti, slarghi e zone piantumate.

E oggi che la sua popolazione ha quasi raggiunto i tre milioni di unità, attici e superattici restano i tagli più gettonati nel mare magnum del mercato immobiliare capitolino. Tradizionalmente più frenetica nello stile di vita, invece, Milano ha riconosciuto le potenzialità dei tetti solo di recente, piccole oasi, in un intreccio di corti spesso nascoste e ignorate dai più, che si rivelano la cornice perfetta per aperitivi e momenti di pausa lontani dal traffico, in una dimensione letteralmente “sospesa”.

L'orto sui tetti

I progetti di orto sui tetti

Piuarch, lo studio di progettazione fondato nel 1996 da Francesco Fresa, Germàn Fuenmayor, Gino Garbellini e Monica Triario e che ha all’attivo numerosi progetti di edifici pubblici, complessi residenziali, piani urbanistici e interventi di recupero per la cultura, si è spinto oltre, trasformando il tetto dei propri uffici in zona Bera non solo in uno spazio piacevole e alternativo nel quale fare una pausa, sostare per il pranzo o accogliere i propri ospiti, ma anche in un autentico orto in quota, capace di migliorare le prestazioni termiche dell’edificio e di fornire ortaggi freschi ed erbe officinali a chilometro zero.

L'orto sui tetti

I progetti di orto sui tetti

Realizzato su una superficie di 300 metri quadri insieme al paesaggista Cornelius Gavril e in collaborazione con VerdeVivo, il marchio lanciato nel 2009 che commercializza una linea di prodotti naturali, biologici e a ridottissimo impatto ambientale per il giardinaggio, l’orto in quota è stato realizzato posizionando su profili in GFRP, altamente stabili e leggeri, il nuovo uso dei pallet .

L'orto sui tetti

Il fascino notturno dell’orto sui tetti

Elementi modulari di pallet, facilmente assemblabili, che fungono da piano di calpestio sopraelevato. La superficie piana è stata intervallata da vasche di contenimento per il terriccio, nel quale sono state messe a dimora specie floreali, alberi da frutta e piante officinali selezionate tra quelle usate per secoli nelle officine farmaceutiche, all’interno di uno schema flessibile che ha integrato percorsi, slarghi per prendere il sole e zone più ombreggiate nelle quali sostare nelle ore più calde. Lo strato di vegetazione migliora l’isolamento e incrementa l’inerzia termica dei locali
sottostanti, garantendo un abbattimento dei consumi per il raffrescamento estivo del 20-30%. L’assorbimento di acqua piovana da parte delle piante diminuisce la portata delle acque reflue contribuendo, anche in questo caso, a migliorare l’isolamento degli ambienti interni.

L'orto sui tetti

L’orto sui tetti

Quel che ne è risultato è dunque un progetto di riqualificazione energetica e di valorizzazione estetica dell’edificio, nel quale hanno preso corpo un sistema di autoproduzione alimentare e un nuovo spazio di socialità e di coworking del quale godono gli oltre quaranta tra architetti e ingegneri che gravitano intorno allo studio, tutti i loro collaboratori e clienti e anche i bambini delle scuole che sono state invitate a utilizzare i nuovi spazi per uso didattico.

Ma il piacere per gli occhi e l’olfatto è senza dubbio di tutti gli inquilini degli appartamenti che si affacciano su questo lussureggiante giardino, modello di riferimento riproducibile, con un investimento minimo di risorse, anche su scala più ampia.

di
Anita Laporta

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