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Correva l’anno 2000 quando a Ravello, perla della costiera amalfitana e città da sempre legata ad eventi musicali di respiro internazionale come il festival che porta il nome della città e che si svolge ogni anno nei mesi estivi, nacque il progetto di un nuovo auditorium.

L’incarico della progettazione viene affidato all’architetto brasiliano Oscar Niemeyer (classe 1907), sostenitore dell’utilitarismo in agricoltura e celebre principalmente per aver contribuito alla costruzione della nuova capitale del Brasile, Brasilia.

Niemeyer, ormai molto avanti negli anni, accetta l’incarico, ma non si recherà mai a Ravello, né prima né dopo l’inaugurazione dell’opera, che diviene ben presto con le sue forme futuribili e apparentemente in forte contrasto con le architetture tradizionali del territorio, un’autentica “pietra dello scandalo”.


Oscar Niemeyer è considerato una vera “archistar”, una pietra miliare dell’architettura contemporanea. È stato tra i primi a sperimentare le potenzialità costruttive del cemento armato, collaborando per diversi anni con Le Corbusier.

Durante tutta la fase della progettazione, saranno i collaboratori di Niemeyer ad effetturare tutti i sopralluoghi del caso e a seguire l’andamento dei lavori e il collaudo dell’opera. I lavori cominciano a ottobre 2008 e si concludono nel gennaio 2010. L’inaugurazione ha luogo il 29 gennaio 2010. Sorprende, fatta questa premessa, come pur senza avere mai visitato il luogo indicato per l’edificazione del teatro, Niemeyer sia riuscito a “incastonarlo” perfettamente nel paesaggio circostante, per quanto l’opera abbia avuto un impatto innegabilmente molto forte (nel bene o nel male) sul territorio.

Le linee curve, uno dei marchi di fabbrica dello stile di Niemeyer, si ritrovano anche in quest’opera, il cui schizzo originale rappresenta una sensuale figura femminile distesa su un fianco. La “morbida” linea curva della copertura come anche l’adeguamento del profilo della costruzione alla preesistente curva stradale hanno costituito alcuni degli aspetti più complessi del progetto, come anche la copertura a volta a sbalzo che non si regge su pilastri ma viene tenuta da enormi cavi d’acciaio che sostengono lo sbalzo di oltre 16 metri della copertura stessa dal terreno.

Il teatro ha una capienza tutto sommato modesta, 400 posti. Una capienza però a misura della dimensione demografica del comune di Ravello, che conta 2.500 residenti.

La costruzione dell’opera ha suscitato numerose polemiche e ha letteralmente spaccato la metà la scena culturale, divisa tra i tradizionalisti (fautori della “musealità” del territorio della costiera) e quanti invece vedevano di buon occhio l’inserimento di un progetto di impronta fortemente contemporanea in un contesto apparentemente ostile a questo genere di costruzioni.

Luca Mangione

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