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Il nuovo teatro di Montalto di Castro ha la forma di un monolite ed è sorto dalla riqualificazione dell’area ex Esso. Si tratta di una struttura polivalente, per attività teatrali, congressuali, ricettive e ludiche.

Opera pubblica frutto di un concorso di progettazione bandito dal comune di Montalto di Castro nel 2002, con esiti nel 2004, è stato realizzato in 6 anni.

La struttura del nuovo teatro di Montalto di Castro

Il teatro è un parallelepipedo che si conclude con torre scenica.
Si sviluppa su una superficie di quasi 1000 metri quadrati con:
– foyer
– sala da 400 posti
– arena all’aperto di 500 posti
– locali amministrativi e servizi.

La progettazione del nuovo teatro di Montalto di Castro

Fondamentalmente due i riferimenti che hanno guidato il progetto di MDU architetti: le vicine vestigia etrusche e la centrale elettrica Alessandro Volta. Le prime hanno ispirato la parte ctonia (il tempio grande di Vulci la parte del foyer e della platea) mentre la seconda la torre scenica. Una specie di felice connubio tra arcaicità ed estetica della macchina. Recita il comunicato: “all’interno, il monolite rivela una profonda fenditura che percorre la sua massa da un estremo all’altro: un gesto di erosione, che rende l’architettura fluida e aperta, canale di interazione con la città. In questo modo il teatro si lascia attraversare idealmente dal contesto urbano, diventandone nuovo frammento urbano“.

Teatro come medium, come galleria urbana che convoglia cultura e la trasmette in città. E sono proprio le parole dello studio a definire l’opera: “il nuovo teatro si propone come modello concettuale di misurazione del territorio e contemporaneamente cerca di esprimere architettonicamente la magia esercitata dall’evento teatrale nello spettatore”. Teatro come medium ma anche come nuovo propileo cittadino: “tutto è stato progettato per incoraggiare l’individuo a vivere il luogo del teatro e quello intorno al teatro, in modo correlato” scrivono ancora MDU architetti. E questo è quello che normalmente si chiede a una architettura.

Testo di Giorgio Tartaro
Foto di Pietro Savorelli

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