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“L’amore per le piante lo abbiamo sempre avuto. Alberto disegnava scarpe a forma di foglie, rose, tulipani, che venivano realizzate in Italia ed esportate in America. Io studiavo i giardini rinascimentali di cui Firenze abbonda, ma era incuriosita dal magico mondo delle piante succulente e del deserto e comunque dai giardini naturali, liberi da ogni schema”. Così Alberto Zaccagni e Paola Goggioli, architetti, fiorentini di nascita, dopo aver casualmente scoperto Pantelleria, nel 1991, decidono di rimanerci, stregati dall’isola del vento, per vivere una nuova avventura fatta di mare, libertà e… piante.
Aprono uno studio di architettura del verde, I Rosmarini, e si dedicano a progettare e realizzare giardini e arredamenti per esterni, un percorso di crescita professionale che si apre alla sperimentazione. Giardini piccoli, grandi, importanti, semplici, impossibili, tutti nati dall’unica idea di creare, intorno al dammuso, l’architettura abitativa tipica dell’isola, un piccolo paradiso personale, in cui alloggiare collezioni di piante mediterranee, proprie di queste latitudini, e piante esotiche, importate in Sicilia sin dal secolo scorso, e strabilianti per fiori, colori e forme.
“Anche la passione, anzi, la mania” dice Paola “per le piante in vaso ci ha sempre accompagnato. Appena vedevo un qualsiasi contenitore, anche vecchio e rotto, di forma e materiale insolito o divertente, pensavo subito a quale pianta avrei potuto abbinarlo e alla simbiosi che ne sarebbe risultata.
Pantelleria è il posto migliore per esprimere questa vocazione”, continua Paola. “Qui la terra è poca, la roccia lavica affiora ovunque; quando ho messo mano al mio giardino, alloggiare le piante nei vasi era l’unica alternativa possibile, oltre che una stimolante esigenza”. Complice anche la vicinanza con la Tunisia, dove i maestri vasai ancora plasmano a mano l’argilla, come facevano mille anni fa, cuocendola nei forni sotto terra. “ll colore giallo chiaro della loro pasta, le forme semplici e ataviche dei loro vasi sono stati i motivi per cui li ho preferiti ad altri di più pena vedevo un qualsiasi contenitore, anche vecchio e rotto, di forma e materiale insolito o divertente, pensavo subito a quale pianta avrei potuto abbinarlo e alla simbiosi che ne sarebbe risultata. Pantelleria è il posto migliore per esprimere questa vocazione”, continua Paola. “Qui la terra è poca, la roccia lavica affiora ovunque; quando ho messo mano al mio giardino, alloggiare le piante nei vasi era l’unica alternativa possibile, oltre che una stimolante esigenza”. Complice anche la vicinanza con la Tunisia, dove i maestri vasai ancora plasmano a mano l’argilla, come facevano mille anni fa, cuocendola nei forni sotto terra. “ll colore giallo chiaro della loro pasta, le forme semplici e ataviche dei loro vasi sono stati i motivi per cui li ho preferiti ad altri di più nobile fattura. Così è nato il connubio tra vasi africani, piante messicane e teste fiorentine”, scherza Paola Goggioli. “Nessuno dei termini con i quali dichiariamo la professione si addice al nostro spirito”, interviene Alberto Zaccagni. “Architetti paesaggisti, landscapers, arredatori del verde…Noi che viviamo sull’isola ci sentiamo parte integrante della storia, fatta di aironi e cormorani, capperi e vite, di antichi agricoltori e intrepidi pescatori. E’ un’idea che ci porta a disegnare paesaggi in armonia con tutta l’isola”.
Maestrale o Scirocco, il vento è il padrone dell’isola, ne scolpisce il paesaggio, ne definisce la vegetazione: rosmarini striscianti e lentischi; ulivi e viti che a malapena fuoriescono da conche interrate; filari di capperi e poi u jardinu, giardino nel giardino, retaggio della civiltà araba: aranci e limoni protetti da muri di pietra e un profumo incredibile di zagara. Tutto si modella alla natura forte di Pantelleria. “Abbiamo osservato, nel tempo, ogni singola pianta crescere e svilupparsi nelle varie posizioni e nelle diverse esposizioni” riprende Paola. “Il nostro giardino ci ha insegnato tanto e oggi siamo impegnati a realizzare ambienti verdi popolati di piante con la minima esigenza di acqua. Che non vuol dire circondarsi solo di cactacee e opunzie. Negli anni abbiamo selezionato le specie e le varietà che riescono a vivere e a dare il meglio di sè anche in climi estremi”. Un’esperienza magica trasformata in cultura del paesaggio.
Foto di Manuela Cerri

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