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La mia formazione e i miei studi di storia dell’arte mi hanno portato ad ammirare le macchinose e geniali creazioni di Gino Sarfatti.

Ho scorto in Gino Sarfatti la fantasia di un bambino e, insieme, l’abilità di un ingegnere. Ho creduto per anni, e ne sono ancora convinto, che il mio approccio al design e la mia passione per esso potessero essere spiegate proprio con queste invenzioni, sintesi mirabili di pensiero e prassi.

Gino Sarfatti: la mostra alla Triennale

La Triennale di Milano ha dedicato a Gino Sarfatti, nel centenario della sua nascita, una mostra antologica a livello mondiale curata da Marco Romanelli e Sandra Severi Sarfatti.

Oltre 230 lampade in mostra (Sarfatti ne disegnò più di 650!), provenienti dalla collezione di Clémence e Didier Krzentowski, della Galerie Kreo di Parigi. Anche l’Archivio Flos tra i prestatori delle opere. Una mostra che si pone finalmente come una consacrazione di un grande maestro, studiato soprattutto sui libri di storia del design e rimasto in ombra o spesso sconosciuto al grande pubblico per complicate vicissitudini. Trent’anni di puro genio che hanno portato alla ribalta Arteluce, l’azienda da lui fondata.

Spiega Marco Romanelli: “L’eccezionale valore della figura di Sarfatti consiste non solo nella incredibile varietà e bellezza dei risultati progettuali raggiunti, ma anche nel valore intrinseco del suo metodo. ‘Inventare per via di levare’, ‘annullare pesi e fatiche’, tenendo sempre conto dei materiali reperibili e delle evoluzioni della tecnologia, evitando qualsiasi compiacimento stilistico, qualsiasi segno che non trovi una superiore giustificazione nel mondo delle necessità: necessità costruttivo-volumetriche del singolo apparecchio, ma anche necessità psicologiche dell’uomo che quell’apparecchio andrà ad usare”. 

Creatività e sperimentazione spinta fanno di questo pioniere un pilastro della storia del nostro design e del progetto a livello internazionale. 

di Giorgio Tartaro

Credits
“The Complete Designer’s Lights (1950-1990)” Editor JRP Ringier © Fabrice Gousset et Bruno Rousseaud – Courtesy Galerie Kreo

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