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Gli antichi credevano in un mondo creato da entità soprannaturali. L’uomo doveva trovare il suo posto in questo mondo, procreando, vivendo, uccidendo e morendo secondo le sue leggi. Ma era anche chiamato a domare le forze selvagge esterne e interne, a diventare a sua volta un creatore.

Nella mitologia antica, il mondo fu creato come un giardino. Creazione e giardino, giardino e arte, erano collegati fin dall’inizio. I giardini sono progettati non solo a fini produttivi, ma anche per soddisfare bisogni sociali ed estetici. Ma cos’è un giardino? Come è legato al processo della creazione? I quattro artisti ritratti in questo documentario si pongono ciascuno questa domanda a proprio modo.

Il giardinaggio è l’epitome della creazione. In quanto tale, affascina molti artisti contemporanei. La puntata di Dossier: giardini mette a confronto il processo creativo di quattro artisti nella loro forma d’arte con il loro modo di fare giardinaggio.


Ghada Amer

Ghada Amer è cresciuta in Francia, dove ha cominciato la sua carriera di artista. I suoi dipinti ricamati, le composizioni e le installazioni di giardini l’hanno resa famosa in tutto il mondo. Questa 45enne egiziana di nascita oggi vive ad Harlem, New York, dove decenni di povertà e negligenze hanno lasciato il segno su strade e palazzi.

Recentemente, giovani imprenditori e artisti hanno riscoperto questo quartiere leggendario e cominciato a investire nel suo futuro. Ghada Amer si è trasferita ad Harlem perché era il posto più economico dove vivere e perché le piaceva la gente. Uno dei suoi amici, Nick, è un architetto inglese. Nick restaura vecchi edifici. Assicurarsi che i progetti di installazioni dei giardini di Amer siano realmente fattibili è una sua responsabilità. Devono diventare rigogliosi nel giro di pochi mesi ed esattamente nella forma immaginata dall’artista. A volte può essere un po’ frustrante, e per riuscirci ci vuole una considerevole capacità tecnica.

Corona Park è il principale parco pubblico di New York nel quartiere del Queens e ospita i campionati di tennis US Open. Amer all’inizio voleva usare delle rose per la sua installazione, ma alla fine non disponeva di fondi sufficienti, così ha dovuto optare per l’erba. La sola location garantisce già un effetto provocatorio. Il giardino di Ghada Amer gioca sui temi delle relazioni fra i due sessi, il mondo delle fiabe e la promessa biblica del paradiso.

Ghada Amer ha progettato una dozzina di installazioni di giardini per gallerie e musei di tutto il mondo. Nessuno di questi giardini è sopravvissuto per più di una stagione. Tutti esplorano i suoi  temi preferiti: le relazioni fra i sessi, la religione, il potere. La sua ultima installazione è per la Biennale di Venezia e ha il motivo dello yin-yang. Il giardino Yin Yang di Ghada Amer alla Biennale di Venezia. Con quest’opera, è riuscita anche a mettere sé stessa e le sue installazioni di giardini al centro del mondo.

 


Charles Jencks

Negli anni ’70 l’architetto e teorico Charles Jencks, nato a Baltimora negli Stati Uniti nel 1939, influenzò un’intera generazione di architetti col suo libro “Linguaggio dell’Architettura Post-Moderna”. In esso attaccava il concetto modernista di bellezza come disumanizzante e invocava un ritorno agli elementi, ai simboli e agli ornamenti del design tradizionale. Oggi Jencks ritiene che quell’architettura dovrebbe fondarsi su principi di costruzione e design trovati in natura. Un approccio che si riflette nel suo giardino nelle pianure scozzesi.

Il giardino come speculazione filosofica sull’ordine cosmico non è un’idea nuova. Il giardino barocco era un’utopia che anticipava il mondo come sarebbe stato un giorno. Nel 17esimo e 18esimo secolo, rappresentava un ideale sociale e un ordine naturale. Il terrore del selvaggio fu bandito del tutto. Le sculture allegoriche alludevano alla conoscenza umana della storia dell’umanità e del mondo. Il giardino barocco era pieno di simboli. Un principe poteva comunicare le proprie intenzioni in maniera inequivocabile al suo visitatore solo attraverso il percorso che sceglieva. Il giardino barocco era un luogo d’incontro per persone molto civilizzate. La scoperta del lato selvaggio nascosto dentro di noi era ancora molto lontana. 

Charles Jencks ha trascorso 15 anni a lavorare sul suo giardino. Ha cominciato con la sua defunta moglie, Maggie Keswick, architetto di giardini ed esperta in giardini cinesi. Quando morì 10 anni fa, lui ereditò questa vasta tenuta e una missione. Charles Jencks vede nell’uomo e nella tecnologia una creazione della natura. La distruzione fa parte del cambiamento naturale.

Anche Parigi è un prodotto di distruzione e rinnovamento ripetuti. Per usare una definizione di giardino di Charles Jencks, lo spazio pubblico è complessivamente un giardino: un pezzo di mondo alterato attraverso l’arte. E questo si applica al modo in cui le persone si rappresentano in uno spazio urbano, un’arte che qui a Parigi è riconosciuta come tale.

Charles Jencks è convinto che la femminilità abbia a che fare con il giardino. Molte delle idee dietro al giardino di Jencks sono state ispirate dalla sua defunta moglie, Maggie Keswick.

 


Xenia Hausner

Il giardino di Xenia Hausner è nella provincia dell’Alta Austria. Alla pittrice ci sono voluti 15 anni per trasformarlo in un biotopo simile a un parco. Gli ostacoli sono stati tanti, ma la Hausner non si è mai scoraggiata.

Xenia Hausner nasce a Vienna nel 1951. Suo padre, Rudolf Hausner, era cofondatore della Scuola di Vienna del Realismo Fantastico. Xenia Hausner è stata a sua volta pittrice di successo per 15 anni. Vive e lavora fra Berlino e l’Austria. I suoi dipinti fortemente espressionisti di gente di città e di campagna catturano la storia riflessa in un volto o in uno sguardo.

Xenia Hausner spesso va a trovare il suo gallerista per vedere cosa stanno facendo i suoi colleghi artisti e per tenersi aggiornata sulle nuove tendenze. Occasionalmente prende in prestito un oggetto, che potrebbe diventare un elemento di supporto in uno dei suoi dipinti. Per quanto le piaccia vivere in campagna, per la sua ispirazione dipende da quello che una grande città ha da offrire.

Il giardino all’inglese, con le sue viste e le sue intuizioni sorprendenti, è un tentativo di imitare un paesaggio naturale ideale. Nel 19esimo secolo rimpiazzò molti giardini barocchi, anche se non sempre in armonia con i palazzi ad esso associati. L’idea delle persone sulla natura e il mondo era cambiata. Il tempo dell’innocenza era finito. Ora l’universo sociale e la natura costituivano una contraddizione importante. L’abisso, l’inaspettato, trovavano posto nella coscienza umana. L’uomo scopre il lato selvaggio dentro di sé. Forse è questa la ragione per cui Xenia Hausner, seguendo questa tradizione, si è circondata con la sua natura selvaggia ben tenuta, anche se rifiuta l’idea di qualunque abisso nella sua vita.

 


Kenzo Takada

Kenzo Takada è nato nel 1939. Nel 1970 divenne il primo stilista di moda giapponese a presentare una linea di alta moda di successo a Parigi. Vive ancora nel cuore della capitale francese, in un loft che unisce l’occidente con il design giapponese.

Il giardino come opera d&rsqu
o;arte fa parte per così dire dell’arredamento. Nella tradizione giapponese, non c’è una distinzione netta fra interno ed esterno.

Kenzo mise su uno studio nel quartiere Bastille, dove oggi molte compagnie tessili e stilisti asiatici lavorano per trovare il successo. In un certo senso Kenzo ha aperto loro la strada. Ha venduto il suo marchio di successo, e il ricordo dei suoi trionfi è molto vivo.

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