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Sulla collina tra la Vitra Haus e la cupola geodetica, l’architetto italiano Renzo Piano ha sviluppato con il Renzo Piano Building Workshop (RPBW) il più piccolo edificio del Campus, Diogene, che è nel contempo il più grande prodotto Vitra.

La casa piccola di Renzo Piano

L’idea della dimora minima, aveva incuriosito Renzo Piano sin dagli anni dell’università, era per così dire un’ossessione, una “buona” ossessione. Uno spazio abitativo di due metri per due metri per due, lo spazio sufficiente per un letto, una sedia e un tavolino, era il tipico sogno di uno studente di architettura.

A quel tempo non poteva realizzare quest’idea, ma verso la fine degli anni Sessanta, quando Piano insegnava all’Architectural Association di Londra, costruì con i suoi studenti case in miniatura sulla Bedford Square. La casa minima è un’idea che continua ad affascinare Piano, soprattutto in un momento in cui il suo ufficio si occupa di progetti di grandi dimensioni, come quello che, al momento del suo completamento nel 2012, era il grattacielo più alto d’Europa, lo “Shard” di Londra.

Circa dieci anni fa, Renzo Piano cominciò di propria iniziativa e senza committenti a sviluppare una piccola casa di questo tipo.
Infine trovò il partner ideale in Rolf Fehlbaum, il Chairman di Vitra. A fine giugno 2010 Renzo Piano e Rolf Fehlbaum, che in quel periodo facevano parte della giuria del Premio Pritzker, si incontrarono e di comune accordo decisero di promuovere il progetto “Diogene”.

Il progetto di Diogene

“Diogene” prende il nome dall’antico filosofo Diogene, che viveva in una botte perché riteneva superfluo il lusso mondano, ed è una soluzione abitativa ridotta all’essenziale, che funziona in totale autonomia come sistema a circolo chiuso ed è pertanto indipendente dal suo ambiente.

Con una superficie di 2,40 x 2,96 metri, può essere caricata su un camion già completamente assemblata e arredata e trasportata in qualsiasi luogo. Nonostante “Diogene” corrisponda esternamente all’idea di una casa semplice, è in realtà un’opera ingegneristica altamente complessa, dotata di vari impianti e sistemi tecnici che garantiscono l’autosufficienza e l’indipendenza dalle infrastrutture locali: celle fotovoltaiche e pannelli solari, serbatoio di acqua piovana, toilette biologica, ventilazione naturale, finestre con doppia vetrocamera.

Una casa piccola con tutti i comfort

“Diogene” è dotata di tutto il necessario per vivere. La parte frontale è utilizzata come spazio abitativo: da un lato vi è un divano letto, dall’altro un tavolo pieghevole sotto la finestra. Dietro un divisorio vi sono doccia e toilette, nonché una piccola cucina ridotta anch’essa all’essenziale.
Casa e dotazioni formano un’unità. La struttura è di legno e il suo carattere caldo e comodo si irradia anche all’interno. Per proteggerla dalle intemperie, l’esterno è provvisto di un rivestimento in alluminio.
Con il suo tetto a doppio spiovente, la forma della casa richiama l’archetipo dell’abitazione umana, tuttavia, con i suoi angoli arrotondati e il rivestimento integrale della facciata, “Diogene” si presenta al tempo stesso quale prodotto contemporaneo.

Non è una banale capanna, ma un rifugio tecnicamente perfetto ed esteticamente attraente.

La struttura è in legno di cedro, a vista all’interno e rivestito con alluminio all’esterno.

La grande sfida era progettare un prodotto complesso che fosse adatto alla produzione industriale in serie. “Questa casetta è il risultato di un lungo viaggio, determinato in parte da desideri e sogni, ma in parte anche dalla tecnologia e un approccio scientifico”, spiega Renzo Piano.
Le possibilità di impiego di “Diogene” sono molteplici: può servire come casetta per il fine settimana, come studiolo, come piccolo ufficio.

Può essere posizionata liberamente nella natura, ma anche nell’ambiente di lavoro: nella sua versione semplificata persino in mezzo a un ufficio open-space. Ma è anche concepibile costituire gruppi di casette per realizzare un hotel informale o una pensione. “Diogene” è così piccola che, pur funzionando perfettamente come rifugio individuale, volutamente non soddisfa tutte le esigenze umane.

All’interno la cabina offre più o meno tutto ciò di cui si può aver bisogno

La comunicazione, ad esempio, avrà luogo altrove, così “Diogene” invita allo stesso tempo a ripensare la relazione tra individuo e comunità.

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