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Con la morte di Gae Aulenti, non soltanto l’Italia, ma l’intero panorama culturale mondiale perde un importante pezzo della storia dell’architettura e del design. Ci mancherà tanto la “signora dell’architettura”, come in tanti la hanno definita (anche se lei stessa ha sempre rifiutato di essere “imprigionata” in una definizione precisa, di essere etichettata come un prodotto).

Ci mancherà quel suo modo, sempre audace, innovativo, anticonformista e “seducente” di intendere le forme, i volumi, i materiali.

Per Gae Aulenti parleranno, da adesso in poi, le sue opere. Tante e importanti, in tutto il mondo, le testimonianze del suo stile inconfondibile.

Gae Aulenti si è spenta a Milano all’età di 84 anni. Una lunga vita interamente dedicata alla sua passione per il progetto, per la costruzione, per la comunicazione attraverso la forma.
Lei, nata in provincia di Udine da genitori pugliesi, ma proiettata sulla ribalta internazionale come uno dei simboli dello stile e dell’ingegno italiano,

Gae Aulenti: una vita per il progetto

Negli anni ’50, dopo gli studi al Politecnico di Milano, Gae Aulenti si inserisce con i suoi primi lavori in quel nutrito gruppo di architetti che intendevano in qualche modo reagire al razionalismo imperante, senza tuttavia disperderne l’eredità, ma rielaborandola in forme nuove. D’altronde, il legame con le radici, con quello che è stato, con l’eredità lasciataci dalle epoche precedenti alla nostra, è sempre stato uno dei principi ispiratori della sua opera.

Attiva sia nell’architettura che nel design industriale, dalla matita di Gae Aulenti sono nate opere come il Museo d’Orsay di Parigi con il tema floreale delle lunette della volta (1980-86)  come anche tantissimi oggetti di uso comune, disegnati a partire dagli anni ’60 per conto di diverse aziende italiane, dalle sedute ai tavoli, fino alle lampade. 


Pur trascorrendo gran parte del suo tempo sul campo, in cantiere, seguendo da vicino il prendere forma dei suoi progetti, Gae Aulenti detestava il concetto di “muro”, inteso come divisione, come barriera, come elemento di preclusione e di costrizione.
Dopo la caduta del muro di Berlino, fece notare come altri muri odiosi stessero sorgendo in altre parti del mondo, come quello al confine tra Israele e territori palestinesi. O quello al confine fra Stati Uniti e Messico. 

Gae Aulenti ha lavorato fino all’ultimo, benché da tempo malata. Tra i suoi ultimi progetti ci sono quello per l’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo (2006) , la ristrutturazione e ampliamento dell’aeroporto San Francesco d’Assisi di Perugia e, recentissimo, il restyling dello storico Palazzo Branciforte, nel cuore del centro storico di Palermo, restaurato e restituito alla città come polo culturale polifunzionale.

Tavolino in vetro con ruote di Gae Aulenti (1980) per Fontana Arte

Del singolare percorso di Gae Aulenti nella storia del design industriale, rimangono tracce indelebili come la sedia a dondolo Sgarsulv  prodotta nel 1962 da Poltronova o il tavolino in vetro con rotelle disegnato nel 1980 per Fontana Arte  o ancora la lampada da tavolo Pipistrello per Martinelli Luce (1963).

E proprio attraverso le sue opere noi vogliamo ricordarla. Vi proponiamo qui una carrellata di immagini dei suoi lavori più celebri. 

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