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Il terremoto che ha devastato Amatrice e le sue frazioni lo scorso anno ma anche l’ultimo terremoto a Ischia, ha riportato all’attenzione il dibattito sulla necessità di adeguare le abitazioni agli eventi sismici.

L’Italia, purtroppo, come ha ribadito spesso dall’Ingv (Instituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), è un Paese che per sua natura è altamente a rischio di eventi sismici, per cui diventa essenziale non solo informarsi sulla struttura della casa e sul suo territorio dove è stata costruita, ma anche adeguare una vecchia abitazione.

Rendere antisismica un’abitazione anche se vecchia o antica, è possibile, non occorre demolire e ricostruire ma solamente apportare piccole modifiche strutturali tali da rendere l’edificio ”dinamico” alle scosse sismiche.

Abbiamo chiesto ad un esperto, l’ing. Giorgio Lupoi dello Studio Speri, come rendere antisismica un’abitazione e quali interventi è possibile adottare.
Giorgio Lupoi è un esperto della progettazione di strutture complesse e della verifica della sicurezza sismica di edifici esistenti.  È autore inoltre, di diverse pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali nel settore dell’ingegneria sismica e marittima.

Come rendere antisismica una vecchia abitazione

Foto del progetto di una casa antisismica

Ing. Lupoi, quest’ultimo tragico terremoto deve portarci a riflettere sulla prevenzione che dobbiamo avere per le nostre abitazioni?

“Sì. È una riflessione che ci portiamo avanti da tanti anni senza però arrivare ad una conclusione con la definizione di un insieme di azioni coerenti e efficaci.
Dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia (il terremoto del Molise del 31 ottobre 2002. Tra le vittime 27 bambini. ndr), è stata riscritta la normativa tecnica in materia che ora è all’avanguardia a livello mondiale. La nuova norma ha l’obiettivo di realizzare fabbricati nuovi che, in caso di sisma, oltre a salvaguardare la vita dei cittadini, non subiscano danni rilevanti e di fornire indicazioni e metodologie per la valutazione e il miglioramento dei fabbricati esistenti. Per questi ultimi, è stato compiuto anche il tentativo di collegare il bonus del piano casa con l’obbligo di adeguamento sismico della costruzione, che però non ha portato a grandi risultati.

L’ipotesi di assicurazione obbligatoria per i fabbricati, assolutamente necessaria perché lo Stato, con i vincoli di bilancio europei, fa fatica a mettere a disposizione i mezzi per ridare la casa ai cittadini che l’hanno perduta, è rimasto solo un tema dibattuto, senza approdare a decisioni operative, mentre la introduzione dell’obbligo della valutazione sismica per gli edifici importanti (pubblici e privati) non avendo scadenze stringenti e pene per chi non vi ottempera, è stato largamente disatteso”.

Quando acquistiamo una casa è importante chiedere tutte le informazioni sulla costruzione dello stabile e se è antisismico?

“Sicuramente è un elemento importante, soprattutto nelle aree a maggior rischio. Altrettanto importante è la maturazione di un attenzione alla componente strutturale delle nostre abitazioni, erroneamente considerata eterna e raramente soggetta a controlli e interventi di manutenzione, diversamente per quanto accade con le finiture interne e per gli impianti che ogni 20 anni vengono completamente rinnovate. Inoltre molti degli elementi critici sono dovuti a modifiche strutturali occorse nel tempo”.

Come si trasforma una vecchia casa in un’abitazione antisismica?

“È necessario intervenire sull’edificio nel suo complesso e non a livello di singolo appartamento. Questa è una delle principali criticità. Le metodiche di intervento non sono banali; servono veri specialisti, senza i quali si possono fare più danni che miglioramenti.
Un primo elemento importante è cominciare avere una miglior conoscenza delle strutture, raccogliendo informazioni sul fabbricato in occasione degli interventi di ristrutturazione. Una idea che peraltro aveva trovato spazio con l’obbligatorietà di tenere un fascicolo del fabbricato per ogni edificio (strumento poi abbandonato con il tempo). È strano che per la maggior parte degli strumenti si richiedano una certificazione, un libretto, …, un documento che ne attesti le qualità, mentre così non avviene per le nostre case.
Peraltro la coscienza/conoscenza permetterebbe di identificare eventuali criticità importanti che potrebbero essere sanate con interventi spesso poco invasivi. Un esempio classico è il collegamento delle coperture dei capannoni industriali, il cui costo è di pochi euro e la cui assenza è stata la causa principale dei crolli registrati nel terremoto dell’Emilia”.

Su quali edifici si può intervenire?

“Si può intervenire su tutti gli edifici, anche se non per tutti è possibile raggiungere un livello di sicurezza ottimale”

Quali sono i primi segnali che sono un campanello d’allarme in casa?

“I fabbricati sono normalmente sollecitati da azioni verticali (il loro peso e quello delle persone che li utilizzano), mentre il sisma trasmette ai fabbricati azioni orizzontali, per cui non è agevole individuare segnali di degrado rispetto alle azioni sismiche.
Comunque, per i fabbricati in muratura, i primi campanelli di allarme possono essere le crepe negli intonaci, che però sono indicative di una sofferenza strutturale solo se attraversano tutto lo spessore del muro, poi gli “scollamenti” tra i solai e i muri, la non orizzontalità dei solai stessi, etc. Per i fabbricati in c.a. la lettura dei segnali è più complessa perché, di solito, gli elementi portanti non sono visibili. Anche in questo caso, però, le deformazioni dei solai o le crepe, soprattutto se  in prossimità degli incroci tra travi e pilastri possono essere segnali da tenere in considerazione”.

Quanto può costare un’opera di ristrutturazione in questo senso?

“Per gli edifici in muratura, che rappresentano gran parte del nostro patrimonio esistente, una stima si aggira intorno ai 200-300 euro/mq. La criticità più importante, come richiamato in precedenza, è la necessità di intervenire sull’intero edificio e non solo su una porzione di esso”.

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