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Tema: Come rendere originali le classiche case a schiera. Svolgimento: Ruotando di pochi gradi i volumi, creando scatole architettoniche in pronunciato aggetto, spostando l’asse di falde e spazi esterni. Non avessero lavorato da Zaha Hadid e da OMA; non frequentassero da anni i maggiori studi di architettura worldwide; non avessero intrapreso la via dell’architettura e del design iniziando a firmare da soli, pur così giovani (per il nostro Paese), si potrebbe parlare di mimesi, citazione, di progetto “alla maniera di”.

Effettivamente Laura Aquili ed Ergian Alberg, coppia nella vita e nel lavoro, ragionano ed agiscono, anche progettualmente, quali veterani del progetto, pur essendo ancora molto giovani. In questo caso, hanno rimanipolato e reinterpretato una tipologia per certi versi indicata quale prova “horribilis” da molti architetti: Aquili Alberg hanno giocato soprattutto sull’intorno, il Parco Naturale del Serio, verso il quale ogni unità abitativa tende naturalmente.

 

Sei appartamenti, “che si sviluppano su due piani fuori terra, con il primo piano rialzato per garantire una maggiore privacy ed, allo stesso tempo, proiettare gli interni delle abitazioni verso la prorompente natura su cui il lato principale dell’edificio affaccia”.

Dalla relazione di progetto: “Per valorizzare il rapporto tra edificio e ambiente naturale sono state pensate ampie logge esterne private, che aggiungono spazio altrimenti non edificabile alle abitazioni e, contemporaneamente, valorizzano la relazione interno-esterno, traendo il massimo vantaggio dalla splendida vista sul parco naturale. Il concept di progetto sfida dunque le dimensioni contenute del sito e le costrizioni imposte dalla normativa locale vigente con un abile gioco di prospettive.

“Lavorando con due rotazioni opposte tra loro di 4 gradi, i due livelli fuori terra si sfalsano tra loro, accentuando l’effetto prospettico che permette di aumentare scenograficamente la profondità del punto di vista, arricchendo considerevolmente la qualità dello spazio”.
Ecco da dove nasce il nome del progetto, Shift Housing che, tramite l’accorgimento di alzare il piano seminterrato di 1,2 metri, crea un ulteriore effetto scenografico. Due volumi, il primo e il secondo piano, che ruotando creano visivamente una “X”: “Pensato anche per ragioni strutturali, il vuoto esistente tra i due volumi è un forte segno che enfatizza gli scorci prospettici, dinamicizzando ulteriormente il progetto”.

Anche l’organizzazione degli spazi esterni gioca su questo confine, sul filtro tra interno e esterno, tra pubblico e privato: “Le logge, invece, pavimentate con teak per esterni, pur aprendosi verso l’intorno e mettendosi in relazione diretta con il contesto, grazie allo sfalsamento dei piani, assicurano un livello maggiore di privacy a ciascuna abitazione. Questi spazi di pertinenza degli alloggi fungono, quindi, anche da filtro tra la dimensione intima dell’abitazione ed il paesaggio esterno. La privacy viene inoltre aumentata al piano terra che, a tal scopo,
è stato rialzato di circa un metro rispetto al piano di campagna. Tale accorgimento permette, inoltre, di illuminare con luce naturale gli ampi parcheggi privati del piano seminterrato”.

Altro punto debole delle case a schiera è solitamente il trattamento delle due facciate opposte: “La tripartizione data dai corpi scala è mantenuta anche nel retro dell’edificio, dove l’aggetto delle logge è riproposto, a sottolineare lo sviluppo volumetrico del progetto. Le  due facciate sono caratterizzate da due registri di linguaggio diverso, a seconda delle relazioni tra le facciate ed il contesto, pur rimanendo in stretta relazione reciproca. I due prospetti, infatti, generano al contempo un simbolico abbraccio verso il Parco del Serio ed un affaccio più urbano sul retro. L’effetto risultante, con le ampie logge ad un’unica campata, è un dialogo forte ed uno scambio seducente tra pieni e vuoti, leggerezza e dinamismo”.

 

E per quanto riguarda l’adeguamento energetico e la sostenibilità del progetto? “La copertura è stata pensata piana, per facilitare (e sollecitare) l’installazione di un impianto fotovoltaico. Dal punto di vista energetico, l’edificio è predisposto per la massima integrazione di un impianto fotovoltaico, che non andrebbe così ad essere una componente aggiunta a posteriori, ma verrebbe perfettamente integrata nel progetto architettonico, pensando ad abitazioni sensibili in perpetua evoluzione”.

Luogo: Cremona – Italy
Area dell’intervento: 1.000 metri quadri
Volume: 2.000 metri cubi
Anno: 2008-2010
Architetti: AquiliAlberg
Team di progetto: Ergian Alberg e Laura Aquili con Alessio Pucci, Alexandros Franzolini, Christian Ronchi
Calcoli Strutturali: Studio Polis 

di Giorgio Tartaro

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