Una vita per il teatro, una casa per la vita
Kledi Kadiu, la sua casa e le sue passioni
Antonio Annichiarico e il suo rifugio d'artista

La casa per Antonio Annicchiarico, designer, architetto, artista è uno spazio interiore, per lui quasi un eremo, in cui sospendere la confusione del contemporaneo, e dove accogliere, nel silenzio, l'emozione del risveglio e il successivo lavoro del pensiero. La casa e i suoi oggetti sono fatti di materia concreta e immaginazione.
Gli uliveti, le lame, le gravine del paesaggio pugliese, la sua luce, sono stati i primi maestri di Antonio Annichiarico. Ha scelto di vivere a Grottaglie, da esule nella sua terra di origine. Grottaglie con la sua lunga tradizione di lavorazione della ceramica, ha offerto ad Antonio Annicchiarico la possibilità di manipolare una materia legata alla storia del territorio. Le sue crete, le sue terre impastate, il suo sapere artigianale. Antonio è partito proprio da questo materiale della tradizione per spingersi lungo nuovi percorsi.

Intersecata dai vicoli del centro storico, la casa di Antonio Annicchiarico, appartiene al contesto in cui è stata costruita, e sono passati i secoli, in tufo di Puglia. Tuttavia la casa si raccoglie su se stessa ed è abitazione e laboratorio, spazio in cui pensare, sperimentare, creare. E' stata restaurata con attenzione ai materiali e alle tecniche di costruzione originali, tufo non intonacato, si sviluppa su tre piani con un patio centrale. Da terra, una vite sale fino al terrazzo.

Questa casa è stata il suo primo laboratorio di sperimentazione e conoscenza della materia. Sul patio al primo piano si affacciano le stanze, della parte giorno, cucina, salone, studio, comunicanti, un anello intorno al cortile centrale. Anche Antonio, nomade della contemporaneità, tesse tappeti, ma lo fa con la ceramica. Sui pavimenti o appesi alle pareti, sono opere d'arte ospitate nelle gallerie del mondo.

La fuga dalla città di Antonio Annicchiarico consiste nel trovare uno spazio e un tempo in cui essere a contatto con se stesso e con le proprie radici culturali. Instaurando con Grottaglie, la Puglia, la sua terra natale un rapporto di vicinanza ma anche di distacco. La sua casa è il suo filtro con l'esterno, il suo rifugio e il suo pensatoio.

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Un portoncino in legno dipinto di blu, come il tetto della casa, introducono alla Tana Blu, la dimora al mare, sul litorale a nord di Roma, della stilista Anna Fendi, dall’atmosfera magica, come quella delle favole. Un regno che Anna ha reinventato con l’architetto Dimitri Coromilas, senza stravolgerne la precedente identità. [ltGallery id="31875"]Anna Fendi: la casa che sfiora il mare[/ltGallery] Appena si entra si resta affascinati dalla sinfonia di bianco e blu delle piastrelle,  delle finestre, dei piatti, degli oggetti, dei tessuti in cretonne stampato che ricoprono i divani: colori ispirati dal mare, a pochi passi dalla casa, ma che non sono una fissazione, come ci tiene a precisare la stilista, “bensì un omaggio che ho voluto fare alle persone che mi hanno preceduta”. [caption id="attachment_31882" align="alignnone" width="622"] La casa di Anna Fendi si potrebbe definire una vera e propria tana in blu[/caption] Appartenuta alla contessa Marina Cicogna e poi a Ruggero e Laura Bises, la casa è sempre stata frequentata da personaggi famosi, come Marcello Mastroianni, Gillo Pontecorvo, Pierre Cardin, Adriana Asti, Ugo Gregoretti, Renato Guttuso e celebrità internazionali. “Molti dei tessuti e oggetti presenti”, spiega Anna Fendi, “sono ancora quelli di Valentino Più, la linea disegnata da Ruggero e Laura Bises per Valentino, che ho conservato gelosamente e poi integrato con parei e tessuti che ho trovato in Malesia, Cina e Indonesia”. [caption id="attachment_31880" align="alignnone" width="622"] Il mare è sempre presente, nei colori e nelle decorazioni di ogni ambiente della casa[/caption] La grande passione di Anna per tutto ciò che è speciale e la sua attenzione ai dettagli, la sua costante e curiosa ricerca trovano conferma all’ingresso, con un pavimento realizzato in antiche piastrelle di Vietri che, in salotto, cede il passo a maioliche Art Decò e a quelle originalissime, in marrone e bianco, risalenti ai primi del Novecento, con disegni ripresi da modelli ravennati del 1500, che rivestono una console. [caption id="attachment_31885" align="alignnone" width="622"] Sopra la console in muratura rivestita in piastrelle antiche, ispirate a esemplari ravennati del 1500, una foto di Anna con la figlia Silvia, realizzata da Richard Avedon e rivisitata da Francesco Bruscia. Sulla console, vasi cinesi e indonesiani; pavimento in piastrelle di Vietri.[/caption] A focalizzare l’attenzione, sulla parete, una bellissima foto scattata a New York da Richard Avedon, rivisitata, ingrandita e glitterata da Francesco Bruscia, e che ritrae, in un atteggiamento molto dolce, Anna e la figlia Silvia. [caption id="attachment_31878" align="alignnone" width="622"] Camino decorato con maioliche di Vietri[/caption] In salotto, intorno al grande camino decorato con maioliche azzurre, si raccolgono i comodi divani ricoperti in cretonne nei toni del blu di Valentino Più, retaggio della proprietà precedente; armonie di bianco e di blu spalmate sul coffee table con il piano in maiolica, alle pareti, sugli oggetti, con l’unica eccezione, in giallo, per la tela di Mario Schifano, l’Albero della Vita, che spicca sopra una credenza. [caption id="attachment_31877" align="alignnone" width="622"] Nella camera padronale, letto con doppia testiera, in vimini laccato bianco e imbottita, con rivestimento tessile.[/caption] Colori replicati anche nella camera da letto padronale, celebrazione della femminilità con un letto rivestito in tessuto a fiori e cuscini di un tono più chiari, mentre il bagno e il salottino accolgono, sulle pareti, i piatti collezionati da Anna nei suoi viaggi. [caption id="attachment_31887" align="alignnone" width="622"] La camera da pranzo, con il tavolo disegnato dall’architetto Dimitri Coromilas, in cristallo e base rivestita in conchiglie.[/caption] L’originale camera da pranzo è un omaggio e un inno al mare, con pavimenti in piastrelle antiche di Vietri bianche e blu, un tavolo con piano in cristallo su una base ricoperta di conchiglie raccolte sulla spiaggia, disegnato dall’architetto Coromilas, e un camino inserito su un fondo in roccia marina. [caption id="attachment_31881" align="alignnone" width="622"] Sul litorale laziale, la villa dedicata alle riunioni familiari, tra tessuti d’autore e ricordi di viaggi.[/caption] La veranda, tra una parete su cui si legge una romantica poesia, poltrone di vimini e un tavolino su cui un disegno composto con chicchi di caffè fa da  fondo a caffettiere e teiere di design, anticipa la fila di tavoli in ferro con il piano in piastrelle disegnati da Coromilas, uniti in un unico tavolo che si allunga fin quasi sulla spiaggia, sotto la capriata a pagoda, pure su disegno dell’architetto, che invita il mare ad entrare in casa. [caption id="attachment_31883" align="alignnone" width="622"] Con l’architetto Dimitri Coromilas, Anna Fendi ha reinventato gli interni.[/caption] Nel giardino, in una folta macchia mediterranea, il gazebo in legno dipinto di blu, da cui si domina la spiaggia, è pronto per l’aperitivo di benvenuto a tutta la famiglia. 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Questa storia inizia nel 2003, con il viaggio in Australia di Patricia Urquiola, designer spagnola di fama internazionale, e Patrizia Moroso, art director del marchio d’arredo Moroso, e si conclude con un progetto, quello dell’abitazione di Patrizia Moroso, a Udine, realizzato da Patricia Urquiola con l’architetto Martino Berghinz. [ltGallery id="31095"]Patrizia Moroso: il linguaggio della creatività[/ltGallery] Nascosta tra gli alberi di un bosco appena fuori città, la grande struttura compatta in legno scuro richiama infatti nella volumetria l’Uluru, il massiccio roccioso che si staglia alto nel deserto australiano, dall’intensa colorazione rossa per la presenza di ferro. Un progetto che testimonia un percorso di lavoro e di amicizia tra due donne con lo stesso nome e la stessa determinazione: il risultato è una miscela di colori e di stili, un contenitore originale, pieno di ricordi e di pezzi di design, collezioni di Moroso e arredi di vocazione etnica, in cui Patrizia Moroso vive con suo marito, l’artista senegalese Abdou Salam, e suoi figli, a breve distanza dal quartier generale del marchio. [caption id="attachment_31105" align="alignnone" width="622"] Pavimenti in resina rosso-arancio su progetto di Kerakoll; lampada rossa Twiggy di Foscarini; divano turchese Lowland e poltrona Silver Lake in pelle gialla di Patricia Urquiola; pouf Dew, design Nendo; tavolinetto vintage; tappeto Reloaded di Golran per Moroso; foto di Boubacar Touré Mandémory; sulla destra, due lampade Rontonton, sempre di Moroso. In primo piano, tavolo in alluminio No Waste, disegnato da Ron Arad.[/caption] Si tratta di un volume architettonico di estremo rigore estetico, che accoglie all’interno un caos creativo solo apparente ed impostato invece, senza alcuna improvvisazione, ad una cura studiata dei dettagli, secondo il principio e la convinzione che la vera ricchezza sia la contaminazione. [caption id="attachment_31103" align="alignnone" width="622"] Due viste dal piano superiore, riservato alla vita familiare, su quello inferiore. Il volume architettonico a doppia altezza esalta la luce naturale.[/caption] È una casa in un certo senso doppia, che esalta modelli di vita diversi e complementari: due piani, ciascuno completo di spazi funzionali specifici ma con destinatari differenti. [caption id="attachment_31097" align="alignnone" width="622"] La cucina del primo piano; sulla terrazza, le sedie Supernatural designate da Ross Lovegrove.[/caption] E così, un piano terra a contatto con il bosco, con salotto, cucina, sala da pranzo per i momenti di socialità e per gli incontri di lavoro, ed un piano superiore, come sospeso su una nuvola di alberi, che replica gli stessi ambienti funzionali ma in chiave più intima, riservata alla famiglia. [caption id="attachment_31101" align="alignnone" width="622"] Patrizia Moroso su una poltrona della collezione Bohemian di Moroso.[/caption] Non una casa di rappresentanza ma un contenitore dell’esuberanza e della fantasia di Patrizia Moroso, una passione per l’arte, la musica, i viaggi e le diversità culturali riversate a piene mani tra le pareti domestiche: le suggestioni di Paesi lontani, India, Africa, Cina, tradotte nei pattern grafici di tessuti, tappeti, pavimenti, o più esplicite nei quadri di Sami, il marito di Patrizia. Come  testimonia, al piano terra, lo scenografico salotto africano, su un piano sfalsato ribassato rispetto al pavimento, e rivolto verso il camino; il pavimento in mosaico di ispirazione africana del corridoio d’ingresso; le sedute della collezione M’Afrique di Moroso. Positiva e  poliedrica, Patrizia è stata recentemente insignita del titolo di Cavaliere del Lavoro da parte dell’ex Presidente della Repubblica Giorgio  Napolitano: un premio alla passione con cui ha conciliato il know-how artigianale e sartoriale con la produzione industriale, creando prodotti iconici che parlano di design, arte contemporanea e moda. E che fanno cultura. GUARDA LA PHOTOGALLERY CON LE IMMAGINI DELLE CASA di Antonella Finucci foto di Manolo Yllera/ag.Photofoyer
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Chi vive a Roma sa bene che è sufficiente percorrere un tratto di Salaria in direzione di Rieti per trovarsi catapultato, dopo un’ora circa di strada, in una dimensione completamente estranea alla città, fatta di boschi, caratteristici borghi e distese di uliveti. [caption id="attachment_25725" align="alignnone" width="622"] “Il mio rapporto con la campagna è vitale”, confessa Grazia Di Michele. “Sento un bisogno estremo di isolarmi dal rumore, dalla città, dal traffico e vengo qui ogni volta che posso”.[/caption] Buen retiro ideale per chi è a caccia di un’oasi di benessere non distante dalla città, venticinque anni fa, in netto anticipo rispetto alla dilagante voglia di campagna che si   respira oggi, questo territorio ha conquistato anche Grazia Di Michele, cantautrice romana di successo e docente della scuola del programma televisivo “Amici”, e sua sorella Joanna, che di lì a poco avrebbe lasciato gli Stati Uniti per ristabilirsi in Italia. [caption id="attachment_25719" align="alignnone" width="622"] In queste pagine, la grande terrazza protesa sulla vallata del casale principale, circondato da 25 ettari di campagna che integra alberi da frutto, aree boschive e un grande uliveto. Per il servizio, Grazia Di Michele indossa gli abiti tailor made di Roberto Prili Di Rado[/caption] Il desiderio di avere un punto di appoggio non distante da Roma, dove potersi rilassare al rientro dalle tournée e dai viaggi, fa maturare così l’idea di comprare un grande appezzamento di terreno -circa 25 ettari - e di edificarvi un casale, progettato secondo un personale parametro di gusto. [caption id="attachment_25720" align="alignnone" width="622"] Nella campagna e nel giardino, ogni pianta è stata messa a dimora giorno dopo giorno, selezionata nel pieno rispetto dell’ambiente naturale, rifuggendo dalla tentazione di inserire specie non autoctone. Il risultato è una rigenerante distesa verde, che accoglie gli ospiti con i suoi profumi appena si varca il cancello della proprietà.[/caption] Mi innervosiscono gli ambienti pubblici che impongono musica a tutto volume, perché puoi chiudere gli occhi, ma non le orecchie. Questo, al contrario, è un ambiente low-fi, dove riesci a distinguere il canto di un uccello o il verso di un animale, un’esperienza ormai rara in una civiltà visiva, quella di un Dio che è diventato immagine e che non è più verbo. E poi questa è una delle poche zone in Italia ad ospitare ancora lucciole e farfalle”. [caption id="attachment_25723" align="alignnone" width="622"] Riferimenti aztechi, vasi messicani e ceramiche di fattura italiana definiscono la storia della casa, arredata a poco a poco. Nelle nicchie in peperino rosa, statue di La Paz, in Bassa California. Nella pagina successiva, Grazia di Michele posa nella cucina, rivestita con ceramiche di Vietri.[/caption] La sensazione di appagamento che regala la vista della campagna e dei monti Reatini non si affievolisce varcata la soglia di casa, una composizione armonica di arredi di famiglia e oggetti acquistati in giro per il mondo, che hanno trovato in questo ambiente la loro perfetta ragion d’essere. Come il vaso messicano a righe bianche e blu che spicca nel living, una burla degli artigiani locali nei confronti dei conquistatori spagnoli, evocati dal coperchio a forma di elmetto. [caption id="attachment_25722" align="alignnone" width="622"] Tappeti persiani, afghani e messicani riscaldano l’ambiente, arredato con divani e poltrone di fattura artigianale e mobili di famiglia. Gli stipiti di porte e finestre sono incorniciati da marmo peperino rosa, proveniente dalle cave di Viterbo. Nella nicchia a destra della porta d’ingresso si scorgono una coppia di vasi di Venini e la tela di un pittore bulgaro del 1900.[/caption] Sul pavimento in cotto, tappeti persiani, afghani e messicani riscaldano ulteriormente l’ambiente, in un continuo rincorrersi di tradizioni e culture. “In tutta la casa ci sono oggetti che hanno una storia ed ogni pezzetto è entrato piano piano a comporne gli arredi”, spiega Grazia Di Michele. [caption id="attachment_25724" align="alignnone" width="622"] Con affaccio sul giardino, la camera da letto è la stanza dei ricordi; il letto in ferro battuto è stato realizzato da artigiani polacchi; il camino in terracotta, pezzo raro non riproducibile, è opera di un artigiano toscano; le tende sono tirolesi.[/caption] Un work in progress al quale non si sottrae neppure la zona notte, con la camera da letto della cantautrice, arredata con il letto in ferro battuto realizzato dalla squadra di artigiani polacchi che lavorato alla costruzione dei casali; le tende tirolesi acquistate a Merano. GUARDA LA PHOTOGALLERY DEL CASALE DI GRAZIA DI MICHELE Di Anita Laporta Foto di Gianni Franchellucci  
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