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Il presepe napoletano di San Gregorio Armeno

Posted by olivia



Una via sospesa in un altro spazio, in mezzo a vicoli di cui si perdono odori e rumori negli echi e nelle pieghe del tempo. Una tradizione, forte come il senso atavico che ci tiene ancorati alla terra. Tante mani, che lavorano, che creano, che forgiano oggetti unici, speciali, irripetibili.
Via San Gregorio Armeno, Napoli; le botteghe degli artigiani, migliaia di statuine, centinaia di Presepi. È nel cuore di una città per certi versi ancora ferma al 1700, negli stessi anni in cui si scopriva il paese sommerso dalla pomice, nello stesso tempo in cui Benino fece il suo magico sogno, che perdura nei secoli e che ancora ci riempie di meraviglia.

Benino è un pastore, quello sempre addormentato, vicino alle sue pecore. È lui l’autore vero del presepe napoletano, quello amato e ammirato da ogni parte del mondo. Benino dorme e sogna il presepe, così come lo vediamo scaturire dalle mani esperte di artigiani dalla sapienza secolare.
Scale ripide, balconi stretti, viuzze rampicanti, mestieranti che lavorano, angeli, animali da cortile, ruderi di tempio, grotte, case, capanne, palazzi, ufficiali romani: sono solo alcuni degli elementi che popolano il sogno di Benino, ogni volta diverso, ogni volta unico. I personaggi chiave del presepe napoletano sono 11, ma potrebbero essercene anche 50, che si muovono davvero attraverso sorprendenti meccanismi, tra cascate d’acqua vera e forni accesi.

Il Presepe Napoletano, quello vero, quello che ha fatto il giro delle corti più importanti, quello che ha varcato le soglie del Vaticano, che è conservato alla Reggia di Caserta, che è arrivato fino alla Reggia di Venaria, solo per nominare qualche luogo illustre, è composto da statue alte 38 centimetri, realizzate in legno, con occhi di vetro e abiti in seta di San Leucio.
Costoso sì, il vero Presepe Napoletano, ma meraviglioso anche nelle sue versioni più accessibili: strutture in sughero, a 3 o 4 piani con diversa prospettiva e grandezze differenti, statue in terracotta dai particolari finissimi anche nelle versioni più piccole, colori brillanti o vestiti di stoffa.
E sempre le due immancabili grotte che simboleggiano il bene, con la natività, e il male, con il fuoco e il forno (dove i napoletani ormai ci fanno trovare una fumante pizza accanto al pane); il rudere di tempio, che ricorda i primi scavi di Pompei, concomitanti alla nascita della tradizione del presepe napoletano, e che simboleggia la vittoria del cristianesimo sul paganesimo; il fraticello, che non potrebbe esistere nella consecutio temporum della Storia, ma che popola imperterrito il sogno di Benino; e poi Erode e le sue guardie romane, la lavandaia, il castagnaro, lo zampognaro.

Il Presepe Napoletano non sembra poi tanto diverso da via San Gregorio Armeno così come la vediamo e la sentiamo oggi, dove ancora suonano gli zampognari e dove si riesce a sentire l’odore delle caldarroste e dei dolci napoletani.
Portare a casa un presepe napoletano non è solo possibile, è bellissimo: ogni anno aggiungere un personaggio, ogni anno rinnovare la scenografia, ogni anno vederlo crescere e diventare sempre più bello, tanto che verrebbe voglia di non toglierlo più dalla credenza o dalla libreria. Diventa parte dell’arredamento, delle decorazioni che in una casa non ci si stanca mai di guardare. Soprattutto a Natale, ma anche per tutto il resto dell’anno. Come per tutto l’anno le botteghe di San Gregorio continuano a creare e a vendere statue e presepi, come se il tempo non esistesse, come se si fosse fermato lì, in quella via, dal 1700, senza più scorrere, senza più mostrare altre stagioni se non quella natalizia. Come in un’infinita e bellissima favola. O come in un sogno, il sogno di Benino.

Postato il : 08/12/2010 alle 8.32
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