
Wall paper, wall stickers, tinte di vario genere, rivestimenti in rilievo, tromp l’oeil, superfici verticali da toccare oltre che da vedere: ormai il panorama del wall design o wall decor che dir si voglia, è pressoché infinito. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche, di soluzioni per far diventare una parete un pezzo importante dell’arredo domestico, trattato alla stessa stregua.
Sui muri infatti è possibile scrivere la propria storia, quella della propria idea di casa e del proprio senso dell’abitare, forse ancor più che sui mobili: questi possono cambiare, ma i muri rimangono. Ed è proprio questo a rassicurarci e insieme a farci paura: in quest’epoca di transizioni, di modifiche continue, di “flessibilità” o precarietà che sia, quel che forse ci appare più naturale dei punti fermi, sono i cambiamenti, e quel che invece ci spaventa sono proprio le sicurezze.
Scegliere un rivestimento o un decoro che, non proprio per sempre ma quasi, riesca a raccontare la nostra storia, fa un po’ paura; e non è facile: e se ci sbagliassimo? E se cambiassimo idea?. Anche perché la nostra non è una storia unica e priva di evoluzione: la nostra è sempre una storia in divenire, dove nascono altre storie, dove cambiano idee, gusti, concetti, opinioni, episodi, situazioni. E se tutto gira intorno a noi, allora a maggior ragione deve farlo la nostra casa, il nostro rifugio, l’unico punto fermo che non ci può spaventare, anche in quest’epoca di transizioni, ma che deve necessariamente riflettere i nostri inevitabili cambiamenti.
Da quest’idea nasce Change It!, il concept di un particolare rivestimento ideato dal designer Amirkhan Abdurakhmanov, detto Amirko, che sfrutta l’idea moderna e tecnologica dei pixel, per creare pareti diverse a ogni cambio d’umore. I “pixel” di Change It sarebbero di fatto dei prismi luminosi, collegati fra loro e ruotabili, che proprio in virtù di quest’ultima proprietà, si presenterebbero come personalizzabili e riconfigurabili per esprimere ogni ora un sentimento o un’emozione diversa: tinte unite che cambiano con la luce del giorno, disegni che commentano un evento particolare, figure che ricordano qualche situazione speciale. Ogni voglia di cambiamento sarebbe interpretabile da questo rivestimento, sicuramente controllabile grazie a particolari software da installare su pc, su smartphone oppure sui comandi domotici di casa.
Change It rimane per ora soltanto un’idea: non sappiamo se e quando farà capolino sul mercato, per soddisfare le esigenze anche dei più capricciosi; rimane il fatto che si tratta di un’ispirazione al passo con i tempi e sicuramente con i potenziali desideri degli amanti moderni della casa.
Ma c’è anche un altro elemento che appare certo: la tecnologia che anima Change It non sarebbe sicuramente delle più avanzate, ma tornerebbe sul concetto già espresso tempo fa dalle pareti sensoriali, quando si parlava di muri e pavimenti da cambiare semplicemente muovendo mani e piedi, forse facendo scorrere le immagini intorno a noi ancora più velocemente dei nostri pensieri.
Non si tratta di qualcosa di così astratto: in fondo la rivoluzione delle superfici touchscreen degli ultimi tempi, partita da smartphone e tablet e approdata anche a tecnologie multitouch applicate alla casa (sui tavolini da salotto o sui top della cucina ad esempio), non si discosterebbe molto dall’idea di avere a disposizione muri e pavimenti appunto “sensoriali”, ricettivi e venati di hi-tech quanto basta, in grado di captare i nostri desideri e di trasformarli in realtà ogni volta che lo desideriamo.
Con rivestimenti touchscreen a tutta parete e con sensori come quelli utilizzati da dispositivi come Kinect di Microsoft, basterebbe muovere un dito per cambiare colore al muro, per tenere davanti agli occhi a grandezza più che naturale la fotografia dei cari lontani, o per mettere lo spazio con tutte le sue stelle al posto del soffitto, per poi far sorgere letteralmente il sole in camera appena si fa giorno, con colori e atmosfere in divenire, come se ci si trovasse in cima al mondo.
Sarebbe come avere enormi schermi del pc a nostra disposizione in casa, che ci circondano, che ci invitano a vivere intensamente, che ci inglobano in un mondo tutto diverso, popolato solo dai nostri sogni. E che gli “schermi”, come entità attraverso le quali vedere il mondo, siano il futuro tecnologico e reale delle nostre vite, è ormai indubbio da tempo. Soprattutto se si parla di casa.

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La storia di una casa è anche un po’ la storia di chi la abita: non per niente, la casa perfetta è quella realizzata a nostra immagine e somiglianza. E quando il racconto scritto sui muri e sugli arredi di una casa è avvincente, ci restituisce un’immagine vivida e particolare anche dei suoi proprietari, appassionati e coraggiosi. Come Debora e suo marito, la cui storia è scritta con trasporto sui muri di uno splendido attico di 320 metri quadri a Bolzano.
Quando i due protagonisti di questo racconto rimasero colpiti da questa casa, quattro anni fa, l’attico su due piani non era che un’abitazione abbandonata e trascurata dai suoi vecchi proprietari anziani. Contro il parere di tutti, amici e parenti, Debora e il marito non esitarono nemmeno un momento: dietro il velo dell’abbandono infatti, i due protagonisti intravidero un futuro glorioso e assolutamente luminoso.

Così l’attico su due piani divenne la loro dimora e cominciarono subito i lavori di restauro: due lunghi anni di modifiche, di cambiamenti, di organizzazione di uno spazio per anni dimenticato. E contro tutto e tutti, Debora e suo marito sono riusciti a realizzare un vero e proprio sogno, delineando i contorni di una casa mozzafiato, bella e raggiante, come loro.
Le scelte coraggiose tuttavia non hanno riguardato soltanto l’acquisto in sé: designer di loro stessi, i due proprietari si sono inventati un mondo intero, fatto di soluzioni anticonvenzionali e di soluzioni anticonvenzionali.

Contestata nuovamente da tutti la scelta di Debora di portare la cucina nei 30 metri quadri al livello superiore, che affacciano con vetrate a tutt’altezza sul terrazzo di 170 metri quadri (che ospita una zona pranzo e una zona relax completa di piscina a idromassaggio): una scelta che tuttavia si è rivelata vincente e che inonda di luce un ambiente così vissuto e sentito come la cucina.

Il livello sottostante ospita invece un ampio soggiorno, tre camere da letto e due bagni: la casa infatti è stata scelta dai due proprietari anche per far spazio ai loro tre figli. Gli arredi della cucina sono di Selezione arredamenti di San Giovanni Lupatoto, VERONA, mentre l’outdoor ospita creazioni di Schonhuber Franchi. Nella camera padronale protagonisti sono il letto e la poltrona Frau, mentre l’armadiatura è risolta in una cabina armadio disegnata dai proprietari. Nei bagni i sanitari e i lavandini sono firmati Duravit e Ceramica Flaminia. C’è qualcosa anche di Ikea: le sedie delle camerette per i figli sono un esempio.
Per tutto il resto, a parte la Chaise Longue di Le Corbusier a rappresentanza di un design classico e storico, le soluzioni e gli arredi sono stati pensati e talvolta disegnati direttamente dai proprietari, e realizzati da un artigiano di Bolzano: la scala che diventa soluzione contenitiva, la vasca da bagno e i piani lavabo in pietra, mentre le tende a vela per le vetrate della cucina e il pavimento trasparente tra cucina e soggiorno sono stati interamente realizzati dal marito di Debora.
Protagonista incontrastato di questa casa è il bianco, colore imprescindibile per il minimalismo e l’eleganza che pervadono ogni ambiente; un bianco che dialoga talvolta con tonalità più neutre come il marrone, le essenze di legno, la pietra, il beige. E’ nelle camerette dei figli invece che possiamo trovare accenti di colore più decisi. Con uno stile minimale, lussuoso e funzionale, questa splendida dimora può essere facilmente definita una “casa da sogno”, un luogo dove poter vivere appassionatamente tutte le stagioni dell’anno e della vita.
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Suonare alla porta di amici e trovarsi davanti un maggiordomo che ci accoglie: un viaggio indietro nel tempo?!? Assolutamente no, anzi forse l’esatto contrario: perché il maggiordomo in questione non è fatto di carne e ossa, bensì di circuiti e ferraglia; è un robot, in piena regola.
È soltanto uno degli aspetti rivoluzionari offerti dalla tecnologia odierna, che punta un’attenzione particolare all’ambiente casa, alla sua vivibilità e alla sua comodità.
Al CES 2011, il consumer Electronics Show svoltosi a Las Vegas nei giorni scorsi, le novità presentate in fatto di hi-tech non hanno riguardato soltanto tablet, pc o cellulari, ma anche tutto il meraviglioso mondo dell’elettronica applicata alla casa.
E così elettrodomestici, domotica e robot entrano a pieno titolo dalla porta d’ingresso delle case di oggi: gli scenari domestici che si stanno delineando sono a dir poco sorprendenti, e lo saranno sempre di più; film come “Io, Robot” o come “L’uomo bicentenario” non sono più così futuristici e immaginifici come apparivano qualche anno fa. Chi avrebbe mai pensato dieci anni fa, ad esempio, che ad aprire la porta ai vigili del fuoco in una villa americana sarebbe arrivato un vero e proprio robot, guidato dal suo proprietario che in quel momento si trovava in vacanza alle Hawaii?!? E’ stato lui, il robot, ad accorgersi dell’incendio e a guidare, con tutta la fredda calma del caso, i pompieri verso la sua risoluzione. E’ successo qualche mese fa a Portland e la notizia è finita sul Portland Press Herald.

Così non può stupirci più il fatto che al CES 2011 Roomba, la casa produttrice dei famosi aspirapolvere robot, abbia presentato AVA, un robot per la telepresenza come quello che ha accolto i pompieri a Portland, un tuttofare per la casa in grado di agire anche in nostra assenza. Anche VGO Communications ha presentato dei modelli simili, di cui è noto un particolare in più che davvero ci fa pensare a una rivoluzione casalinga molto vicina: il prezzo dei VGO Robot infatti si aggira sui 5.000 dollari, mentre i QB di Anybots, esistenti già da tempo, costano 15.000 dollari. Si tratta sicuramente di prezzi abbordabili rispetto a una volta: in fondo una buona automobile non costa di meno.

Roomba ha anche presentato due nuovi aspira-lavapavimenti: Roomba 700, più efficiente e votato al risparmio energetico, e Scooba 230, di piccole dimensioni, pensato invece appositamente per pulire l’ambiente bagno. Le novità più interessanti in fatto di domotica sono arrivate al CES 2011 da LG: la tecnologia THINQ infatti promette, grazie all’utilizzo di un’interfaccia intuitiva e sempre più intelligente, di gestire tutti gli apparecchi elettronici della casa, per una sinergia votata al risparmio e soprattutto all’estrema comodità. Sul fronte elettrodomestici infine, è Haier quella che ha presentato le novità più significative, con la linea Smart Life: frigoriferi, lavatrici, condizionatori e televisori saranno in grado di connettersi a internet grazie alla tecnologia wi-fi e di ricevere e mandare informazioni. Ciò significa che nella casa del prossimo futuro, saranno proprio loro, gli apparecchi elettronici, a dirci quando è ora di fare la spesa, magari mandandoci un sms mentre siamo lontani.
Insomma, la casa del futuro prossimo sarà un agglomerato di bellezze automatizzate, connesse ed ecologiche, perfettamente integrate in un contesto sempre più votato al design.
C’è solo da sperare, in tutto questo, che le leggi di Asimov non vengano infrante mai…
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