Sono molti gli amici che dispensano preziosi consigli, sul modello televisivo design.book, sulle videochat. Molti suggeriscono modelli di designer o personaggi del cinema, per rendere più identificabile il prodotto editoriale, sia design.book che le videochat.
Ebbene, in un'epoca di spiccata "personalizzazione", posso dichiarare apertamente che non sono d'accordo. Credo in un modello giornalistico, quello dell'intervista, che debba maieuticamente e sapientemente fare uscire dal personaggio, dall'intervistato, il meglio possibile per un pubblico più allargato possibile, senza per questo cadere di tono o innalzarsi troppo.
Curioso che sia un personaggio televisivo, pubblico a dire questo, ma credo che nella mia attività di divulgazione debba ancora prevalere il modello giornalistico a quello "protagonista" o "protagonistico".
Mi spiego meglio: la scelta degli ospiti, degli argomenti - parlo di design.book - è sì genericamente televisiva, ma risponde a criteri giornalistici di informazione e condivisione delle ultime ricerche.
Sarebbe forse più eclatante cercare per design.book solo ospiti trasversali (tra musica, moda, arte, cinema), brand di se stessi, in poche parole molto "personaggi".
Ecco, di personaggi ne abbiamo anche avuti, ma a questa via preferisco, preferiamo ancora l'agnizione di protagonisti del progetto, alla mera "vippata progettuale".
A voi l'ardua sentenza.
GT
a2db617c-1406-4cb9-99e6-ddae574bc318|1|5.0