In sottofondo il pezzo degli U2. Davanti a noi l'immagine di un uomo che gira per casa, affacendato tra libri, palmare, computer collegato alla rete. La mente di quest'uomo che sta scrivendo un pezzo, pensando a progetti, razionalizzando i capitoli del prossimo libro che deve scrivere, oscilla velocemente tra auto-attività, quella di ricerca che svolge da solo in casa, e interattività, quella che attua continuamente attraverso la rete, i social network, le mail, gli sms, messenger...
Pensa se in un certo senso il ruolo di intellettuale in pantofole e vestaglia, che a qualsiasi ora del giorno ruba libri dai propri scaffali e mette in connessione memoria storica, visiva e musicale (con o senza di te) possa in qualche modo essere disturbata, inquinata, sporcata, da un manipolo di amici veri e finti, quelli fisici e quelli conosciuti solo in rete, che con il loro continui responsi, indirizzano la sua ricerca.
Certo che no direbbe qualcuno, la rete e l'interattività sono su richiesta, li puoi chiudere fuori dalla finestra dell'interfaccia, li puoi consultare solo quando ti annoi o sei in difficoltà a far dialogare tra loro le tre memorie.
Non è vero nulla pensa lui, quella interattività è ormai una droga, ne hai bisogno come il pane... a proposito: ha mangiato il nostro? Non se lo ricorda, come gli anziani. Nel dubbio mette un post su facebook... vediamo che succede, se c'è qualcuno in giro che possa pranzare con lui e parlargli dell'ultima notizia in voga nella mezz'ora precedente...
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