Design GT

Il blog di Giorgio Tartaro

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Posted by giorgio tartaro

Molte aziende oggi, più di quanto potesse succedere in passato, cercano di entrare nel tanto agognato "sistema design".

Alcune dall'interno, avendo una peculiarità produttiva che forse non ha mai avuto un progetto strutturato e disegnato secondo alcuni parametri, altre dall'esterno, cercando cioè di mettere il cappello su alcuni momenti importanti del design (mi riferisco ad aziende fuori dal settore produttivo in questione, appartenenti cioè ad altri campi quali l'alimentare per esempio).

Entrambe le dinamiche sono da apprezzare, anche perché ben sappiamo che tra le basi di tutta la teorizzazione del design, spicca quella (quasi mai rispettata) di una condivisione più larga possibile di qualità. Cioè più soggetti produttivi guardano alle regole di una progettazione meditata (progettazione che da anni riguarda l'intero ciclo di vita dell'oggetto-mobile-altro), e questo non può che essere positivo.

Come in tutti i processi massivi però anche questa tendenza può mostrare difetti di crescita. Nel senso che l'improvvisazione e "l'appropriazione indebita" del termine design possono far scadere in una mera operazione di posizionamento anche i migliori propositi.

Nei miei programmi televisivi, da Case & Stili a Design.book, ho sempre sostenuto l'importanza della guida di un professionista e della sua scelta da parte del committente. Come a dire che quando questi posizionamenti verso il design da parte di aziende che vogliono entrarci avvengono per mezzo di un professionista, architetto o designer, si scorgono percorsi corretti e culturali che, di per sé, ascrivono d'ufficio questo percorso a esiti positivi.

Voi che ne pensate? Attendo i vostri post.

Giorgio

Postato il : 25/01/2010 alle 9.55

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Idee, idee, idee

Posted by giorgio tartaro

Mi è capitato molte volte, di andare in Brianza, in Veneto, nelle Marche, in Toscana...

Girare per le aziende, conoscere le persone che le hanno fatte o le stanno facendo, capire le peculiarità produttive, salutare la gente in camice che ripete gesti magici, con una naturalezza data dall'esperienza e dalla reiterazione del gesto. Impressionante constatare ogni volta come molta della produzione del mondo design sia ancora in gran parte artigianale o pseudo industriale.

Finisce il giro dell'azienda e respirate le essenze del legno, ascoltati i rumori delle macchine, vista la produzione, ci si chiude in ufficio, con i titolari a parlare di cose varie. Normalmente vado a presentare una rivista, un programma TV, il canale, il sistema Leonardo. Sempre ottime sensazioni e parole che vanno dal ricordo alla prospettiva ai buoni propositi per il futuro.

Ieri ero con un designer a pranzo e poi l'ho accompagnato in un'azienda della Brianza perché doveva vedere un suo divano. Ci siamo poi fermati a parlare con i giovani titolari e sono saltate fuori mille idee, di prodotto, di comunicazione, di stand per il Salone.

Una bella giornata, lontana dai numeri e dai bilanci, condita dall'entusiasmo e ravvivata da un flusso di idee e intuizioni, giocate sullo scherzo, sulla citazione, sull'incrocio dalla musica all'arte, dal cinema al design. Bello. E la sensazione che questi imprenditori, evidentemente sereni rispetto ad altri, non aspettassero altro che di parlare, condividere, generare e nutrire idee.

Bello, davvero, ogni tanto ci vuole.

Postato il : 20/01/2010 alle 21.23

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Largo ai Giovani

Posted by giorgio tartaro

Arrivano alcuni messaggi su facebook che mi esortano a dar visibilità anche ai giovani. Diciamo subito che a Case & Stili e a design.book ho invitato parecchi giovani meritevoli e non sempre conosciuti. Diciamo anche che in oltre quindici anni di onorata (spero) carriera giornalistica ho sempre avuto un occhio di riguardo per le nuove proposte, anche per questioni anagrafiche! Ho curato due libri sui giovani designer, ne ho scritto ai tempi di Modo, Domus, BOX ne scrivo ora tutti i numeri su Case & Stili. Forse però i post non si riferivano, ne sono sicuro, alla presunta non visibilità accordata ai giovani, quanto piuttosto alla "troppa" visibilità data ai soliti noti. Premesso che dipende sempre dalle domande che si fanno e da come si approcciano - ho chiesto in modo molto diretto a karim Rashid, per esempio, se non fosse dispersivo presentare quaranta nuovi progetti a un salone del Mobile - ci sono anche regole di visibilità e di rendiconto di personaggi che un media deve seguire. In altre parole, un personaggio noto, come uno meno noto, devono avere la possibilità di apparire in TV, internet, carta stampata. Sarà poi il pubblico a giudicare. Certo è che coloro che lavorano tanto sulla propria immagine, nella "società dello spettacolo", non sempre riescono a tenere la qualità alta nei progetti. Ai telespettatori, lettori e internauti l'ardua sentenza!

Postato il : 08/01/2010 alle 10.26

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