
Da: Umberto
Buongiorno sig. Pagani, seguo sempre tutte le sue puntate su Leonardo. La ritengo un Guru, data la mia sfrenata passione di giardinaggio. Da circa 2 anni sto lavorando alla costruzione di un giardino di circa 1/2 ettaro (che negli anni credo amplierò), in un terreno collinare in provincia di Parma a circa 600 mt di altitudine. Mi sto appassionando alla dahlia e alla miriade di colori e tipologia fiorale che le distingue. Però non so quali varietà posso mettere in piena terra, senza doverle disotterrare in autunno; che quindi resistano alle temperature invernali dell'appennino Tosco-Emiliano.
Grazie infinite.
Non è tanto una questione di varietà resistenti al gelo, quanto di mezzi per proteggere i rizomi volendoli lasciare interrati. Le dahlie sono tutte immancabilmente sensibili al gelo, in quanto il rizoma è costituito al 60% d'acqua, motivo per il quale tutto il mondo coltivatore di questo fiore le estrae prima dei geli.
Personalmente ho esaminato il problema ed alcuni anni fa, quando anch'io avevo preso una cotta per le dahlie, decisi di lasciarle interrate anche in inverno e studiai il metodo perché il gelo non danneggiasse il rizoma. A fine autunno tagliai gli steli ormai esausti e coprii con uno spessore di venti centimetri di foglie le radici. Non convinto che bastasse, stesi ulteriormente sulle foglie un telo di tessuto geotessile (tessuto non tessuto) e lo ancorai al terreno con pezzetti di filone zincato ricurvi. Mi andò fatta bene,la primavera successiva scoprii tutto il filare e le dahlie ripresero a spuntare. Dovetti poi l'anno dopo dividerle, perchè l'aumento dei rizomi penalizzava la produzione dei fiori, allora decisi che tanto valeva che in autunno io estraessi il tutto dal terreno, approfittando per la divisione.
Questa la mia esperienza, che tutt'ora svolgo. In quanto a varietà specifiche particolarmente resistenti, ribadisco non ce ne sono.
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Da: Gabriele
Nella mia casa di famiglia sono stati eseguiti dei lavori di edilizia riguardanti l'impermeabilizzazione e a seguito di tali lavori sono avanzati numerosi sacchi di perlite. Domanda: la posso usare per il giardinaggio? è la stessa che si usa? È leggerissima, biancastra e sfarinata; nessuno mi ha saputo rispondere e nessuno sembra che la venda, chiedo aiuto.
È esattamente lo stesso materiale che si usa per la propagazione nel taleaggio!! Ovviamente si tratta di usarne una percentuale riguardante il 30% di perlite + il 70% di sabbia di fiume lavata, e il substrato per la posa delle talee è pronto.
Per ottenere una percentuale di radicamento importante, sarebbe bene avere a disposizione anche una bustina o simile di ormone radicante, dove intingere la talea prima di interrarla nel substrato. In ultimo, bisognerà mantenere fresco il substrato e possibilmente tenere il tutto in ambiente con temperatura almeno dai 12 gradi in su.
Saluti e... buone radici!!
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Da: Margherita
Mi sono decisa a scriverle questa e-mail sotto forma di aiuto. Mi hanno regalato una pianta bellissima, credo un'orchidea e sul cartoncino allegato il nome è appunto Phalaenova. Le poche indicazioni sono: temperatura tra i 16 e 20 gradi, mezzo sole, annaffiare ogni 7 giorni e concimare, credo, (sigla è NPK) ogni 30 giorni. Ho notato che il terriccio non si vede in quanto sono in vista i gambi del fiore, che sono molto forti, i fiori sono sul rosa-viola e i gambi sono sorretti da dei bastoncini. Nell'insieme è veramente bella. Le chiedo cortesemente se ha qualche notizia in più di quelle che le ho indicato, perchè il mio pollice per le piante in vaso non è molto verde, mentre per quelle da giardino e per l'orto in genere me la cavo abbastanza. Una pianta così bella non l'ho mai avuta, ci terrei molto a mantenerla.
A chi porta per nome un fiore non può rischiare di morire un phalaenopsis!! L'orchidea che le hanno regalato è fortunatamente una delle più facili a coltivarsi, in effetti è sufficiente attenersi a quanto le è stato indicato.
Solo sul tipo di fertilizzante avrei qualcosa da ridire, in quanto le orchidee necessitano di fertilizzanti specifici, quindi le consiglierei l'utilizzo del COMPO CONCIME PER ORCHIDEE, un fertilizzante organominerale con integratore, messo a punto specificatamente per le orchidee.
Infine le annaffiature, giusto ogni sette giorni di media, ma molto dipende dall'evaporazione dell'ambiente in cui vive, poichè più è caldo e maggiormente l'umidità evapora, quindi solo osservando attentamente la pianta si capirà se è sufficiente una volta alla settimana o serve qualcosa in più.
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Da: Rita
Grazie e complimenti perchè l'ho sempre seguita nei programmi di Leonardo, da un mesebbiamo tolto Sky (dopo 7 anni, non possiamo più permettercelo) e sinceramente le dico con tanta simpatia che mi manca tanto. Le sue rubriche sono, oltre che tanto istruttive, molto piacevoli e rilassanti. Veniamo al mio problema: ho un beniamino che portato in casa sembra tutto morto, è completamente spoglio ma... promette qualche germoglio. Cosa fare? Forse ha poca luce, forse sente il caldo della stufa a pellet, la bagno poco ma la vaporizzo spesso. Ci sarà qualche speranza?
Un grazie sincero, a presto... magari sulla rai.
Mi dispiace molto che l'attuale momento difficile, a cui tutti siamo sottoposti,le abbia tolto il piacere di seguire la nostra rubrica su Sky, questo non toglie che la possa aiutare comunque con la posta elettronica. Veniamo al ficus in questione: d'ora in poi si tratta di somministrargli ogni 10 giorni, in occasione di una annaffiatura, una dose di fertilizzante idrosolubile del tipo di ONE della Valagro (reperibile in ogni garden center) oppure in alternativa un altro marchio commerciale ma sempre fertilizzante idrosolubile.
Sicuramente il ficus benjamin necessita di tanta luce, essendo questi al sud un albero da viale, quindi pianta che vive all'aperto in pieno sole. Ad aprile quando la temperatura esterna sarà mite, porterà il suo ficus all'esterno, magari in zona ombreggiata del suo giardino o terrazzo, gli cambierà il vaso, aumentandolo di pochi centimetri e la pianta riprenderà il suo cammino.
A presto, e ...in quanto alla Rai, sono molto affezionato al mio pubblico di Leonardo che mi segue da parecchio tempo e non ne sento tanto il desiderio, l'unico rammarico è che potrei raccontare piante a un pubblico più vasto!!
Saluti e... nuove foglie!!
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Da: Ida
Ho una monstera gigante in cattive condizioni a causa di una forte grandinata, che ha rovinato le foglie che si stanno piano piano ingiallendo. Cosa posso fare per recuperarla? Nell'attesa la ringrazio.
Purtroppo c'è ben poco da fare, se non praticare un ciclo di concimazione tale da indurre la pianta nel più breve tempo possibile a emettere nuovo fogliame, consentendo così di eliminare quello danneggiato. Il fertilizzante migliore è del tipo idrosolubile, nelle specifico il prodotto ONE della Valagro. Dovrà versarne le quantità indicate nella confezione nell'acqua all'interno dell'annaffiatoio con cadenza ogni dieci giorni.
Saluti e... nuove foglie!!
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Da: Gabriella
Gentile signor Pagani,
seguo con grande interesse le sue trasmissioni su Leonardo Tv e desidero ringraziarla per le tante bellissime cose che mi ha insegnato. Colgo l'occasione per chiederle un consiglio. Nel mio giardino ho alcune cycas revoluta sia maschi che femmine piantate circa venti anni fa. Le femmine fanno alcune decine di semi molto duri e grossi come dei "marroni di cuneo". Mi piacerebbe piantarli ma non so come fare e i tentativi fatti sono miseramente falliti. Mi può suggerire il modo per ottenere delle belle piantine?
Il seme della Cycas revoluta è caratterizzato da una nascita molto scalare. Perchè la germinazione avvenga in modo regolare occorre immergere il seme in acqua per 2/3 giorni. La semina la si fa su un letto di semina composto da sabbia e torba (50+50). Il seme deve essere collocato orizzontalmente e interrato solo per un terzo.
Mantenere il seminato in una serra con temperatura costante di almeno 30° e soprattutto con elevata umidità. I primi semi inizieranno a dischiudersi dopo 3/4 mesi, e via via gli altri germineranno in diversi periodi.
Non rimane dunque altro da fare se non seminare!!!
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Da: Enzo
Sono alcuni anni che il mio giardino e soprattutto i miei bonsai sono infestati dall'oziorrinco, che ho provato a debellare sia manualmente cercandoli di sera/notte, sia con prodotti insetticidi granulari sparsi sul terriccio dei vasi sia altri tipi di insetticidi spruzzati con le pompe irroratrici, ma sempre con scarsi esiti. Mi è stato riferito che tempo fa nel suo programma avesse indicato la possibilità di catturare questi insetti con lo yogurt o altro prodotto commestibile, in quanto ghiotti, ma non so se questo sia vero.
Inoltre trapiandando i vari bonsai non ho mai trovato le larve degli oziorrinco, probabilmente potrebbero anche essere nella sabbia dei bancali per una maggior umidificazione dei bonsai stessi, o nel terreno del giardino. Hanno anche attaccato le piante di rododendro, agrifoglio variegato, agrifoglio verde, questo ultimo addirittura quest'anno è morto. Le uniche piante che si salvano dall'attacco sono le ortensie, il glicine, i melograni.
In effetti le hanno raccontato quello che ho indicato durante la mia rubrica su Leonardo solamente a metà, escludendo la parte più importante dell'argomento. Quindi, cogliamo l'occasione per rimettere le cose a posto. La possibilità di abbattere l'oziorrinco con mezzi biologici, consiste nel fare un trattamento sia sul terreno che sul fogliame con il BACILLUS THURINGIENSIS, e per renderlo ancora più appetibile dal nostro assassino di rododendri e affini è bene integrare nel prodotto anche yougurt o zucchero nella dose di 50 gr per ogni 10 litri di acqua.
La possibilità di abbatterlo con prodotti chimici è la seguente: fare un trattamento con prodotto DURSBAN (occorre il patentino in quanto è un tossico di primo grado), da farsi nel tardo pomeriggio e da ripetere dopo 20 giorni.
L'ultima possibilità consiste nell'utilizzo di un prodotto chimico ma di terzo grado di tossicità(reperibile in tutti garden center senza patentino, come il bacillus t.), questi si chiama PERSCHING della Bayer e va distribuito sul terreno (essendo un microgranulare), leggermente interrato, avendo cura di bagnare il terreno immediatamente dopo la distribuzione.
Questo è quanto si pratica anche a livello professionale per abbattere l'oziorrinco. Qualora gradisse leggere qualcosa in più inerente il verde, da febbraio mi può leggere anche sulla rivista CASE & STILI edita dallo stesso editore di Leonardo. Attendo il risultato della battaglia all'oziorrinco!!
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Da: Cristina
Gentilissimo Sig. Pagani, le scrivo per una domanda. Possiedo un ligustro in enorme vaso ed è bellissimo. La scorsa primavera, in due rami, ho notato una polverina bianca simile alla farina di cocco e allora ho pensato fosse oidio. L'ho trattata con un fungicida e, francamente non so se ho risolto il problema perchè la polverina è rimasta e qualche chiazza di foglioline si è seccata, per il resto non ha grossi danni ma vorrei essere sicura di aver trattato la pianta con il rimedio giusto... La ringrazio anticipatamente se vorrà rispondermi e continuerò a seguirla!
Quando mi vengono segnalate "polverine bianche" senza che ne possa constatare la visibilità procedo per tentativi. In effetti quando si tratta di malattie o presunte,non sarebbe male inoltrare uno scatto di digitale, le assicuro che a quel punto il responso è certo. In ogni caso, presumo che la polverina bianca sia oidio e di conseguenza la distribuzione di qualsiasi fungicida, blocca il proseguire dell'infestazione, ma non restituisce alla foglia colpita il suo aspetto precedente la malattia. Quindi sicuramente il trattamento che lei ha praticato sul fogliame ha contribuito all'arresto della malattia, ma le foglie rimaste colpite non avranno un bell'aspetto.
Concludo affermando che le sue deduzioni possono essere credibili e che i trattamenti fungicidi vanno SEMPRE eseguiti in modo preventivo, proprio per evitare il danno al fogliame.
Saluti e... guerra alla "polverina bianca"!!!!
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Da: Pina
Gentile maestro Carlo Pagani, la seguo su Sky e vorrei esprimerle i miei complimenti per la curata trasmissione; siccome curo il mio giardino, vorrei piantare il vischio: so che si deve seminare su di un tronco ma vorrei sapere il momento della semina e la tipologia di tronco che deve ospitare la pianta. Inoltre ho un nespolo piantato da seme che da parecchi anni fiorisce ma i frutti anneriscono, attendendo una sua risposta la ringranzio anticipatamente!
Cordiali saluti.
L'inseminazione del vischio è normalmente lasciata agli uccelli, ai quali risulta più agevole passare di ramo in ramo rispetto al miglior giardiniere!!
Comunque volendo tentare di emulare tanto professionismo, lo si può fare scegliendo rami di almeno 15/20 cm. di diametro, poichè a tale dimensione sono già presenti le micro screpolature della corteccia, la quale ospiterà i minuscoli semi. La stagione della inseminazione è questa, da fine dicembre a i primi di febbraio.
Infine il nespolo, che presumo sia "del Giappone", quello con i frutti gialli per intenderci, ebbene questo non riesce a produrre i frutti poichè con ogni probabilità fiorendo in inverno, è sufficiente che durante la fioritura subisca una gelata o brinata e questa cuoce stami e pistilli, quindi addio nespole!!!
A presto, con vischio e nespole!!
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Da: Cristina
Fortissimo Sig. Pagani, Le scrivo per la mia meravigliosa bouganville in vaso. La possiedo da 3 anni ed è sempre stata rigogliosa (vivo in Veneto, a Belluno).
La scorsa privavera, nonostante la splendida fioritura, continuavano a ingiallire le foglie e a cadere fino alla quasi totale nudità. Sono stata come sempre attentissima a non far ristagnare l'acqua e le ho dato le cure di sempre. Mi sembrava migliorata con la somministrazione di ferro in terra, ma non del tutto. Cosa le manca? Anche la concimazione è a posto... la tratto come una figlia... La ringrazio se mi vorrà rispondere e grazie per i suoi tanti consigli!!!
Cara Cristina,
fortissima è lei se riesce a far crescere una buoganvillea a Belluno, è un po' come far crescere le ninfee nel Shaara!! Comunque, viste e considerate le sue capacità e i risultati fin qui ottenuti, provi a cambiare la concimazione, intervenendo con fertilizzanti idrosolubili ONE della Valagro spa. Ovviamente tutto questo a partire dai primi di aprile in avanti con una cadenza di una volta ogni venti giorni. Il prodotto va sciolto nell'acqua e distribuito attraverso le annaffiature.
Per completare il nutrimento, principale causa del fenomeno descrittomi, è necessario nel periodo di riposo (quindi da novembre a febbraio) intervenire con due o più manciate di cornunghia (CONCIME ORGANICO COMPO). Avendo appreso della sua bravitù, sono certo che a maggio la sua buoganville sarà bellissima.
A presto e... con le foglie verdi!!
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